Trenitalia, sempre tante sorprese.
2 giorni fa, il 5 dicembre, l'ANSA batteva questa notizia.
Le Ferrovie dello Stato fanno sapere
che oggi Trenitalia ha deciso di assegnare la gara per i servizi
di accompagnamento notte al raggruppamento temporaneo di impresa
(Rti) costituito La Tecnica Esp spa, Sicuritalia group service e
Sicuritalia servizi fiduciari.
L'offerta della Rti, si legge nella nota, ''è stata la
migliore tra quelle pervenute sia per gli aspetti qualitativi
che per quelli economici, in quanto il criterio di scelta non
era semplicemente quello del prezzo più basso''. Inoltre, il
comunicato sottolinea che ''a Rti aggiudicataria riprenderà in
carico il personale attualmente impiegato nelle attività
oggetto della gara in relazione alle esigenze connesse ai volumi
dei servizi da appaltare''.
Nei giorni scorsi i lavoratori del settore, della Rail
Services International (Rsi) e della Servirail Italia (ex Wagon
Lits), avevano protestato manifestando la preoccupazione per la
perdita del posto a causa della scadenza dell'appalto (11
dicembre) con le due società, che assieme ad un terza, Wasteels
International, occupano circa 800 persone.
Apparentemente una notizia di poco conto. Eppure, se ci fermiamo un attimo a capire cosa significa, scopriamo che proprio insignificante non è. Fino a 2 giorni fa il caro gruppo non aveva deciso che fare, in soldoni, di quei treno a lunga percorrenza che attraversano la Penisola di notte. Che da Torino, Milano, Bologna sfruttano le ore notturne per giungere a Reggio Calabria e poi Messina e Siracusa. Quella tratta lunghissima che resta fuori dalle sbandieratissime Frecce, quelle tratte che da Roma in giù tornano ad essere le stesse, se non peggio, degli ultimi decenni.
Oggi è Sant'Ambrogio. A Milano significa festa, e molto milanesi d'adozione iniziano a pianificare qualche viaggetto per andare in visita ai parenti. In questo Ponte, o per Natale, o per Capodanno, o per la Befana. Fino a 3 giorni fa, recandosi in una qualsiasi agenzia di viaggio, era possibile prenotare un biglietto per l'andata, ma non per il ritorno. Motivazione: Trenitalia non li aveva messi a disposizione (come si legge nell'agenzia, l'appalto scadeva l'11 dicembre).
Tutto risolto, quindi? Non proprio.
Ieri sera i miei genitori hanno preso l'espresso delle 20.15 da Milano Centrale, con Siracusa come destinazione finale. Cuccetta confort, da 4. Appena sistemati sono arrivate due persone, una coppia di svizzeri, con i biglietti che indicavano gli stessi posti dei miei. Chiamato il cuccettista, queste due persone hanno trovato una sistemazione alternativa. Ma a Bologna il "disguido" si è ripetuto su scala molto più ampia: le persone con biglietti per così dire clonati erano almeno una trentina. Ed è scoppiata la protesta: il convoglio è rimasto fermo per più di un'ora, è intervenuta la PolFer, la polizia ferroviaria, ai viaggiatori BEFFATI DA UN ENTE DI SERVIZIO la promessa di una sistemazione alternativa. Non ovviamente su quel treno, in cui è vietato sostare in corridoio.
L'orario di arrivo a destinazione è slittato in avanti, ovviamente. Stai a vedere che chi è riuscito a viaggiarci deve pure ringraziare il ritardo.
mercoledì 7 dicembre 2011
sabato 3 dicembre 2011
Metti una mano sul cuore
Io dovrei essere quella che sgomitola piano piano le emozioni, ma a volte non ce la faccio proprio. A volte si annodano tutti alla gola e si sciolgono solo con le lacrime.
Ieri sera ero al Teatro Lirico di Magenta. Manifestazione meravigliosa della Croce Bianca di Milano - sezione locale e oltre, 118, AREU per parlare dell'importanza delle manovre di primo soccorso, per parlare di arresti cardiaci improvvisi che stroncano vite, indifferentemente dall'età, senza preavviso. Ieri sera si è parlato dell'importanza di riattivare un'arteria bloccata, in attesa dei soccorsi, in attesa di un defibrillatore, merce rarissima. Di parlare di questi dispositivi che in altri luoghi, in altri Stati, si trovano agli angoli delle strade, che si spera di avere anche qui agli angoli delle nostre vie. Per parlare di abilitazioni gratuite per tutti, dai 18 ai 65 anni, di corsi di soli 4 ore mirati a salvare una vita, al momento e al posto giusto sempre. A illustrare tutto questo medici, dirigenti, istruttori, volontari. Tanti, eleganti ed emozionati. Che da una scintilla che si è spenta per sempre hanno saputo riaccendere tutto questo.
La vita perduta è quella di Fabio. Io non l'ho conosciuto, ma da qualche mese ho potuto farlo attraverso il fratello gemello Andrea e ho scoperto tutte le amicizie, tutti i gradi di separazione che idealmente mi legano a lui. Fabio è morto a Vittuone, prima di una partita di calcetto che, prima di allora, aveva giocato almeno un altro migliaio di volte. Fabio è volato via in un attimo, il suo cuore era in asistolia, non rianimabile, quando è giunto all'ospedale, perchè i primi due anelli della catena, la manovra salvavita e la defibrillazione, sono mancati.
Ieri sera il medico che lo ha ricevuto al Pronto Soccorso ha parlato con l'emozione nella voce. E quando la sala, la bella sala affrescata con le immagini della Battaglia, si è oscurata per farci ascoltare quella chiamata al 118, quella dei suoi amici, l'emozione è scivolata giù dal palco e l'ha invasa tutta.
Alla fine, Andrea è salito sul palco con i genitori. E ha ringraziato. Avrei voluto dirgli che il ringraziamento è nostro e solo nostro. Per lui e per una famiglia che ha pianto e ha saputo, però, vedere nella tragedia di perdere una persona amatissima quello che può esserci di più buono e più giusto per molte altre persone.
www.mettiunamanosulcuore.org organizzerà al più presto i primi corsi di rianimazione gratuita. Oltre che una campagna di informazione nelle scuole e il sogno di poter dotare i Comuni, tutti, tanti e di più, di un defibrillatore semi-automatico, dopo il primo regalato ieri sera proprio a quei campi di calcetto di Vittuone.
Il cuore è un muscolo, ieri lo abbiamo capito bene. Ma il mio compagno del Liceo Lorenzo lo ha trasformato in un abbraccio, con il suo logo. Indimenticabile.
Ieri sera ero al Teatro Lirico di Magenta. Manifestazione meravigliosa della Croce Bianca di Milano - sezione locale e oltre, 118, AREU per parlare dell'importanza delle manovre di primo soccorso, per parlare di arresti cardiaci improvvisi che stroncano vite, indifferentemente dall'età, senza preavviso. Ieri sera si è parlato dell'importanza di riattivare un'arteria bloccata, in attesa dei soccorsi, in attesa di un defibrillatore, merce rarissima. Di parlare di questi dispositivi che in altri luoghi, in altri Stati, si trovano agli angoli delle strade, che si spera di avere anche qui agli angoli delle nostre vie. Per parlare di abilitazioni gratuite per tutti, dai 18 ai 65 anni, di corsi di soli 4 ore mirati a salvare una vita, al momento e al posto giusto sempre. A illustrare tutto questo medici, dirigenti, istruttori, volontari. Tanti, eleganti ed emozionati. Che da una scintilla che si è spenta per sempre hanno saputo riaccendere tutto questo.
La vita perduta è quella di Fabio. Io non l'ho conosciuto, ma da qualche mese ho potuto farlo attraverso il fratello gemello Andrea e ho scoperto tutte le amicizie, tutti i gradi di separazione che idealmente mi legano a lui. Fabio è morto a Vittuone, prima di una partita di calcetto che, prima di allora, aveva giocato almeno un altro migliaio di volte. Fabio è volato via in un attimo, il suo cuore era in asistolia, non rianimabile, quando è giunto all'ospedale, perchè i primi due anelli della catena, la manovra salvavita e la defibrillazione, sono mancati.
Ieri sera il medico che lo ha ricevuto al Pronto Soccorso ha parlato con l'emozione nella voce. E quando la sala, la bella sala affrescata con le immagini della Battaglia, si è oscurata per farci ascoltare quella chiamata al 118, quella dei suoi amici, l'emozione è scivolata giù dal palco e l'ha invasa tutta.
Alla fine, Andrea è salito sul palco con i genitori. E ha ringraziato. Avrei voluto dirgli che il ringraziamento è nostro e solo nostro. Per lui e per una famiglia che ha pianto e ha saputo, però, vedere nella tragedia di perdere una persona amatissima quello che può esserci di più buono e più giusto per molte altre persone.
www.mettiunamanosulcuore.org organizzerà al più presto i primi corsi di rianimazione gratuita. Oltre che una campagna di informazione nelle scuole e il sogno di poter dotare i Comuni, tutti, tanti e di più, di un defibrillatore semi-automatico, dopo il primo regalato ieri sera proprio a quei campi di calcetto di Vittuone.
Il cuore è un muscolo, ieri lo abbiamo capito bene. Ma il mio compagno del Liceo Lorenzo lo ha trasformato in un abbraccio, con il suo logo. Indimenticabile.
venerdì 2 dicembre 2011
Nativi digitali
I bambini ti stupiscono sempre. A loro serve del tempo per metterti a
fuoco e per darti una collocazione spazio-temporale in casa loro,
quello che effettivamente è il loro mondo e per cui sei tu l'intrusa.
Ci mettono il tempo che ci mettono, che diminuisce con la
frequentazione e lasciando che siano loro a decidere come avvicinarti,
e non il contrario. E poi iniziano a lanciarti tutta una serie
di segnali che tu devi decodificare, liberandoti dalla pesante corazza di adultitudine che anche involontariamente pesa sulle tue spalle.
E come al solito, mentre sei lì alle prese con l'armatura della tua età diversa dalla loro, sfoderano il colpo del ko tecnico. Perchè se non lo hanno già fatto sciogliendoti in sorrisi e carezzine, stai certo che la sorpresa ti coglierà in altri modi.
La piccola Mati. Una biondina tutta riccioli che è la gioia di mamma e papà, che è nata a fine maggio del 2010. Quindi? 17 mesi di pupa. Che ad un certo punto attira a sè l'iphone della mamma e con una sveltezza e una precisione paurose accede alle immagini, nel sceglie una che la raffigura e la salva sullo schermo al gridolino trionfante di "titti". Eh no. Questa proprio non me l'aspettavo. Anzi, ad essere sincera, mi è caduta la mascella. Perchè avete presente, vero, questo blog? Ecco, questo è quasi il massimo che io possa fare.
Insomma, son tre giorni che penso a quello che ho visto nella cucina della mia amica. Poi torno a casa, accendo il pc e sulla bacheca di un'altra amica mamma trovo la mia "nipotina" che gioca con l'iPad. Lei ha un paio di mesi meno dell'altra. E il suo coetaneo schiaccia tasti del computer del papà con le guanciotte rosse e la sicurezza di un consumato manager.
Come fa a non essere loro, il mondo? Nelle loro paffute manine.
E come al solito, mentre sei lì alle prese con l'armatura della tua età diversa dalla loro, sfoderano il colpo del ko tecnico. Perchè se non lo hanno già fatto sciogliendoti in sorrisi e carezzine, stai certo che la sorpresa ti coglierà in altri modi.
La piccola Mati. Una biondina tutta riccioli che è la gioia di mamma e papà, che è nata a fine maggio del 2010. Quindi? 17 mesi di pupa. Che ad un certo punto attira a sè l'iphone della mamma e con una sveltezza e una precisione paurose accede alle immagini, nel sceglie una che la raffigura e la salva sullo schermo al gridolino trionfante di "titti". Eh no. Questa proprio non me l'aspettavo. Anzi, ad essere sincera, mi è caduta la mascella. Perchè avete presente, vero, questo blog? Ecco, questo è quasi il massimo che io possa fare.
Insomma, son tre giorni che penso a quello che ho visto nella cucina della mia amica. Poi torno a casa, accendo il pc e sulla bacheca di un'altra amica mamma trovo la mia "nipotina" che gioca con l'iPad. Lei ha un paio di mesi meno dell'altra. E il suo coetaneo schiaccia tasti del computer del papà con le guanciotte rosse e la sicurezza di un consumato manager.
Come fa a non essere loro, il mondo? Nelle loro paffute manine.
venerdì 25 novembre 2011
Postiversario
Questo è il mio 300esimo post. Ieri sera ne ho letti un po', a ritroso, per capire che razza di collocamento possa avere questo blog. La risposta è semplice: nessuna. E' mio e basta. Non è settoriale, non ha specializzazioni. Esattamente come una che non ha un colore preferito, della musica preferita, della filmografia preferita eccetera...e paradossalmente neanche un lavoro specializzato, avendone provati di tutti i colori.
Però spesso parlo di donne. Amiche, colleghe, compagne di parti della mia vita. E a volte di donne sconosciute, solo sfiorate.
Oggi è il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza, sulle donne. Non mi va di scrivere però di ferimenti fisici e affettivi, non perchè voglia chiudere gli occhi di fronte a questo problema, che l'Istat (sì, quell'Istituto che tanto scoccia, ma che guarda un po' ha la sua utilità) ha impietosamente fotografato in un Paese che si crede...avanti. Non mi va perchè ho fiducia nel sesso maschile, che oscilla tra la vera maturità e un condizionamento culturale che, se non seguito, quasi se ne vergogna.
Voglio scrivere della vita che inizia. Di Silvia e il suo parto programmato di domani, e della bimba che entro sera stringerà tra le braccia. Dopo tre aborti.
Non ci sono vite che valgono più di altre. E per come la penso, certe persone non dovrebbero avere neanche il diritto di avere dei figli, perchè poi li usano come scudi umani per i propri comodi, o non fanno altro che ricordare loro quanto siano di peso, o semplicemente se ne dimenticano, lasciandoli allo sbando.
Eppure, premesso ciò, ci sono vite che salvano. Dalla disperazione di perdere un figlio, poi un altro, e poi un altro ancora. Per una ragazza giovane, sposata con l'amore della sua vita che non può far altro che starle accanto impotente, che ha un carattere che gli impedisce di buttar fuori tutto quel dispiacere. Per colpa di un agente coaugulante più attivo del normale, che blocca la circolazione di sangue nel feto. Per colpa di un ginecologo poco attento. Ma poi, all'orizzonte, c'è sempre la speranza. Ci sono medici che capiscono dove sta il problema e ti affidano ad intere equipe universitarie. C'è lui che ogni giorno le fa una puntura, per evitare che il sangue faccia di nuovo lo stesso, crudele, scherzo. E c'è la pancia che cresce, e cresce, fino al termine. E ci sono sorrisi e corredi ampli, amplissimi, sempre di più. E il dolore che si supera, che li ha affondati ma li ha resi più forti, perchè a me, in una domenica di chiacchiere rilassate intorno ad un tavolo e accanto al fuoco, tutto questo, me lo hanno raccontato senza lacrime.
Succedono cose per cui non è colpa di nessuno. Altre, invece, e per altre donne, in cui la colpa c'è, e non è loro.
Però spesso parlo di donne. Amiche, colleghe, compagne di parti della mia vita. E a volte di donne sconosciute, solo sfiorate.
Oggi è il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza, sulle donne. Non mi va di scrivere però di ferimenti fisici e affettivi, non perchè voglia chiudere gli occhi di fronte a questo problema, che l'Istat (sì, quell'Istituto che tanto scoccia, ma che guarda un po' ha la sua utilità) ha impietosamente fotografato in un Paese che si crede...avanti. Non mi va perchè ho fiducia nel sesso maschile, che oscilla tra la vera maturità e un condizionamento culturale che, se non seguito, quasi se ne vergogna.
Voglio scrivere della vita che inizia. Di Silvia e il suo parto programmato di domani, e della bimba che entro sera stringerà tra le braccia. Dopo tre aborti.
Non ci sono vite che valgono più di altre. E per come la penso, certe persone non dovrebbero avere neanche il diritto di avere dei figli, perchè poi li usano come scudi umani per i propri comodi, o non fanno altro che ricordare loro quanto siano di peso, o semplicemente se ne dimenticano, lasciandoli allo sbando.
Eppure, premesso ciò, ci sono vite che salvano. Dalla disperazione di perdere un figlio, poi un altro, e poi un altro ancora. Per una ragazza giovane, sposata con l'amore della sua vita che non può far altro che starle accanto impotente, che ha un carattere che gli impedisce di buttar fuori tutto quel dispiacere. Per colpa di un agente coaugulante più attivo del normale, che blocca la circolazione di sangue nel feto. Per colpa di un ginecologo poco attento. Ma poi, all'orizzonte, c'è sempre la speranza. Ci sono medici che capiscono dove sta il problema e ti affidano ad intere equipe universitarie. C'è lui che ogni giorno le fa una puntura, per evitare che il sangue faccia di nuovo lo stesso, crudele, scherzo. E c'è la pancia che cresce, e cresce, fino al termine. E ci sono sorrisi e corredi ampli, amplissimi, sempre di più. E il dolore che si supera, che li ha affondati ma li ha resi più forti, perchè a me, in una domenica di chiacchiere rilassate intorno ad un tavolo e accanto al fuoco, tutto questo, me lo hanno raccontato senza lacrime.
Succedono cose per cui non è colpa di nessuno. Altre, invece, e per altre donne, in cui la colpa c'è, e non è loro.
mercoledì 23 novembre 2011
Ladri di sicurezze
Oggi ho scoperto che domenica la casa di Maria è stata svaligiata. Domenica mattina, tra le 10,15 e le 12. Mentre loro erano in piscina con la piccola i ladri sono entrati e hanno buttato tutto in aria, per impossessarsi di oro e contanti.
Una violazione talmente lontana dalla nostra concezione, dalla nostra sicurezza quotidiana, che Paolo, girando la chiave nella serratura e non incontrando resistenze, le ha subito detto: hai dimenticato di chiudere.
Una violazione che, alla scoperta, ha fatto male, malissimo, e lo fa tutt'ora a distanza di qualche giorno.
In casa tua. Tra i tuoi affetti. L'anello che lui le ha regalato quando è nata Anita. I regali dei parenti. La sensazione di essere controllati e seguiti passo per passo, sapere come calcolare il tempo.
E' questo che non ti fa chiudere occhio e che non svanisce così facilmente. Neanche al momento della denuncia ai carabinieri, che ti guardano descrivere gli averi sottratti e se ti va bene segnano e basta, se ti va male malcelano un sorrisetto sarcastico. Oro e contanti, ma secondo te? A quest'ora chissà!
E ti ritrovi lì a risistemare i cassetti rovistati e a pulire, e più che pensare a quello che c'era e non è più lì, c'è un'altra sensazione, sgradevolissima e del tutto non voluta e che ti assale a ondate, a tutte le ore, con la quale hai fatto a cazzotti a lungo, di fronte al parere contrario e, a volte, ben sventolato, di altri tuoi amici, di altri tuoi conoscenti: la paura per l'altro. La diffidenza per chi non ti somiglia. A essere violato è il tuo credo, quella porta che, fino ad ora, non aveva serrature.
Una violazione talmente lontana dalla nostra concezione, dalla nostra sicurezza quotidiana, che Paolo, girando la chiave nella serratura e non incontrando resistenze, le ha subito detto: hai dimenticato di chiudere.
Una violazione che, alla scoperta, ha fatto male, malissimo, e lo fa tutt'ora a distanza di qualche giorno.
In casa tua. Tra i tuoi affetti. L'anello che lui le ha regalato quando è nata Anita. I regali dei parenti. La sensazione di essere controllati e seguiti passo per passo, sapere come calcolare il tempo.
E' questo che non ti fa chiudere occhio e che non svanisce così facilmente. Neanche al momento della denuncia ai carabinieri, che ti guardano descrivere gli averi sottratti e se ti va bene segnano e basta, se ti va male malcelano un sorrisetto sarcastico. Oro e contanti, ma secondo te? A quest'ora chissà!
E ti ritrovi lì a risistemare i cassetti rovistati e a pulire, e più che pensare a quello che c'era e non è più lì, c'è un'altra sensazione, sgradevolissima e del tutto non voluta e che ti assale a ondate, a tutte le ore, con la quale hai fatto a cazzotti a lungo, di fronte al parere contrario e, a volte, ben sventolato, di altri tuoi amici, di altri tuoi conoscenti: la paura per l'altro. La diffidenza per chi non ti somiglia. A essere violato è il tuo credo, quella porta che, fino ad ora, non aveva serrature.
lunedì 21 novembre 2011
Anche se vivo ormai senza
Non posso ancora credere che lui non ci sia più. Ho le sue foto, ne ho molte sparse tra pc rubati, memorie di altri che non funzionano più, schede scivolate chissà dove, cellulari dimenticati e qui, e rimpiango amaramente la carta fotografica, lucida e quella opaca di venti anni fa.
In questo momento non riesco a spiegare il senso di perdita che provo. Non saprò mai farlo. Per un esserino umano che mi guardava, socchiudeva gli occhi e rispondeva in mille modi. Con le fusa, soffiando piano, miagolando, standomi vicino. Mi manca quel senso di riconoscimento reciproco, oltre il verbo, anche oltre quel linguaggio che abbiamo avuto. Mi manca osservare il suo modo di dormire, che era il mio, me lo ricordo. Prima partecipato e poi sempre più suo, perso nel sonno, ma sempre presente e incredibilmente di nuovo vigile in un niente, se avvertiva un cambiamento. Mi manca il suo modo di stiracchiarsi, che era una scusa per toccarmi la gamba, tirare fuori un'unghietta, appoggiare quella zampa morbida. Mi mancava già da prima non averlo in braccio per ore, durante lo studio, o vederlo contribuire con tante lettere uguali sulle pagine della mia tesi.
Me lo ricorderò sempre in tutte le fasi della sua vita. Piccolo, da starci dentro una mano. Ed enorme, d'inverno, con il petto bianco gonfio da felino selvaggio, quando gli amici e i parenti minacciavano di farmelo arrosto.
Anche gli alberi del giardino sentiranno la mancanza dei suoi artigli. Anche le piante dell'orto resteranno orfane dei suoi rotolamenti tra i solchi.
In questa casa non c'è mai stato. Non potevo portarlo via dalla sua, dalla sua piccola foresta, dalle visite ai vicini, anche se un pallino di flobber, anni fa, gli aveva fatto capire come e dove andare. Ma anche qui avverto la sua assenza. Non so dirti addio, Ciccio.
In questo momento non riesco a spiegare il senso di perdita che provo. Non saprò mai farlo. Per un esserino umano che mi guardava, socchiudeva gli occhi e rispondeva in mille modi. Con le fusa, soffiando piano, miagolando, standomi vicino. Mi manca quel senso di riconoscimento reciproco, oltre il verbo, anche oltre quel linguaggio che abbiamo avuto. Mi manca osservare il suo modo di dormire, che era il mio, me lo ricordo. Prima partecipato e poi sempre più suo, perso nel sonno, ma sempre presente e incredibilmente di nuovo vigile in un niente, se avvertiva un cambiamento. Mi manca il suo modo di stiracchiarsi, che era una scusa per toccarmi la gamba, tirare fuori un'unghietta, appoggiare quella zampa morbida. Mi mancava già da prima non averlo in braccio per ore, durante lo studio, o vederlo contribuire con tante lettere uguali sulle pagine della mia tesi.
Me lo ricorderò sempre in tutte le fasi della sua vita. Piccolo, da starci dentro una mano. Ed enorme, d'inverno, con il petto bianco gonfio da felino selvaggio, quando gli amici e i parenti minacciavano di farmelo arrosto.
Anche gli alberi del giardino sentiranno la mancanza dei suoi artigli. Anche le piante dell'orto resteranno orfane dei suoi rotolamenti tra i solchi.
In questa casa non c'è mai stato. Non potevo portarlo via dalla sua, dalla sua piccola foresta, dalle visite ai vicini, anche se un pallino di flobber, anni fa, gli aveva fatto capire come e dove andare. Ma anche qui avverto la sua assenza. Non so dirti addio, Ciccio.
venerdì 18 novembre 2011
Tu sì che sei speciale
Lei ieri, serata in cui abbiamo festeggiato il suo compleanno, mi ha detto che in realtà va in fibrillazione la sera prima. Un po' come succede per il Natale, ho pensato. Ma, odiando io il Natale, ho subito sostituito quel pensiero con un altro, più nelle mie corde: giusto, il compleanno è la nostra festa personale e andrebbe vissuta sempre così.
Ieri sera ha lottato per tutto il tempo con le lacrime. Non perchè è insensibile, tutt'altro. Lo ha fatto perchè voleva essere perfettamente felice in ogni momento. Sempre con il sorriso. Ha ricevuto dei regali, ovvio, che sono arrivati spontaneamente e del tutto non richiesti. Anzi, in proporzione è stata ben più generosa lei di noi.
Ci ha dichiarato il suo amore più e più volte, tanto che ad un certo punto la Vale e la Laura le hanno detto di finirla. E' che non credeva che tante persone le sarebbero state vicine, anche se è normale, per una persona che per i suoi amici si fa in due, poi in quattro, poi in sedici e sempre con la stessa energia.
Mia cara Cri. Non so se hai mai pensato di farlo, ma io, soprattutto nella mia adolescenza, mi sono sempre immaginata un luogo indefinito e isolato in cui risolvere le questioni in sospeso. Fa ridere a pensarci a posteriori, perchè dopo sono arrivati i confessionali e i grandi fratelli che in abbondanza hanno fornito aree specifiche per le "rese dei conti", e che mi hanno fatto capire che non era proprio proprio un'idea originale. Eppure era così: momenti in cui dire a questo o a quella quella frase che avresti dovuto dire, chiedere le risposte che non si sono avute o fare quel gesto che quando richiedeva di essere fatto era rimasto lì sospeso. Ti immagini cosa significherebbere archivare tutte le questioni di una vita?
Hai scherzato molto, con noi, sulla tua età. Ma io te lo dico sempre: questa è la tua seconda vita, c'è un mondo davanti a te. Per questo per me sei come quell'adolescente a me ben nota "qualche" anno fa, che sente continuamente il bisogno di conferme, di rassicurazioni, di voglia di archiviare il sospeso. Sei una maratoneta instancabile. In questi tre anni di amicizia ti ho visto stringere una miriade di legami e mantenerli tutti, con lo stesso impegno che applichi in ogni ambito della tua vita. Quasi freneticamente, tanto che correndo spesso non ti rendi nemmeno conto tu di quanto costruisci.
Quello che la Vale e la Laura volevano dirti ieri, e quello che voglio dirti anche io, amica, è che ora è giunto il momento di rallentare. Di goderti la vita, di capire che hai delle certezze che non devi più inseguire, e di esserlo, perfettamente felice, invece di ricacciare indietro le lacrime. Non c'è bisogno di nessun confessionale per lasciarsi alle spalle il sospeso. Come faceva Dharma, nel telefilm, basta mettere tutto dentro ad una bolla immaginaria e soffiarla via, lontano.
E' il momento di essere felice.
Ieri sera ha lottato per tutto il tempo con le lacrime. Non perchè è insensibile, tutt'altro. Lo ha fatto perchè voleva essere perfettamente felice in ogni momento. Sempre con il sorriso. Ha ricevuto dei regali, ovvio, che sono arrivati spontaneamente e del tutto non richiesti. Anzi, in proporzione è stata ben più generosa lei di noi.
Ci ha dichiarato il suo amore più e più volte, tanto che ad un certo punto la Vale e la Laura le hanno detto di finirla. E' che non credeva che tante persone le sarebbero state vicine, anche se è normale, per una persona che per i suoi amici si fa in due, poi in quattro, poi in sedici e sempre con la stessa energia.
Mia cara Cri. Non so se hai mai pensato di farlo, ma io, soprattutto nella mia adolescenza, mi sono sempre immaginata un luogo indefinito e isolato in cui risolvere le questioni in sospeso. Fa ridere a pensarci a posteriori, perchè dopo sono arrivati i confessionali e i grandi fratelli che in abbondanza hanno fornito aree specifiche per le "rese dei conti", e che mi hanno fatto capire che non era proprio proprio un'idea originale. Eppure era così: momenti in cui dire a questo o a quella quella frase che avresti dovuto dire, chiedere le risposte che non si sono avute o fare quel gesto che quando richiedeva di essere fatto era rimasto lì sospeso. Ti immagini cosa significherebbere archivare tutte le questioni di una vita?
Hai scherzato molto, con noi, sulla tua età. Ma io te lo dico sempre: questa è la tua seconda vita, c'è un mondo davanti a te. Per questo per me sei come quell'adolescente a me ben nota "qualche" anno fa, che sente continuamente il bisogno di conferme, di rassicurazioni, di voglia di archiviare il sospeso. Sei una maratoneta instancabile. In questi tre anni di amicizia ti ho visto stringere una miriade di legami e mantenerli tutti, con lo stesso impegno che applichi in ogni ambito della tua vita. Quasi freneticamente, tanto che correndo spesso non ti rendi nemmeno conto tu di quanto costruisci.
Quello che la Vale e la Laura volevano dirti ieri, e quello che voglio dirti anche io, amica, è che ora è giunto il momento di rallentare. Di goderti la vita, di capire che hai delle certezze che non devi più inseguire, e di esserlo, perfettamente felice, invece di ricacciare indietro le lacrime. Non c'è bisogno di nessun confessionale per lasciarsi alle spalle il sospeso. Come faceva Dharma, nel telefilm, basta mettere tutto dentro ad una bolla immaginaria e soffiarla via, lontano.
E' il momento di essere felice.
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