Sono andata a trovare lo zio in ospedale. Ha la sua età e una serie di malanni che sembra la lista della spesa del sabato: l'anemia, il diabete, un leggero ictus, l'artrosi al ginocchio, una sinistra cisti da togliere...
Povero zio, non è molto su di morale. Anzi, per niente. Teme di non uscire più dall'ospedale, dove è ricoverato da tre settimane. Alla prospettiva di un'altra operazione si dispera e piange. Lo zio. Un uomo grande come una montagna, che io e mia sorella, da piccole, scalavamo letteralmente, i nostri piedini sul suo pancione, e lui sempre lì, a farsi massacrare, sempre allegro.
Devo dire che ce l'ho messa tutta a non unirmi alle sue lacrime. L'ho buttata sull'Ibrahimovic, e sul Trezeguet (lui, super juventino, analfabeta che però aveva imparato i nomi delle squadre e complilava tonnellate di schedine dei Totocalcio, giocando anche le nostre che sembravano più disegni del tipo "unisci i puntini" che altro)... e su come lo trattano all'ospedale.
E lì la svolta: come un fiume in piena mi ha raccontato queste tre settimane, dal prelevamento in casa con l'elicottero ("quello lì...in 5 minuti mi ha sistemato...tutto coperto, sembrava l'Uomo della Luna!") alle cure. Alle brave persone che lo assistono: le infermiere e gli infermieri, il primario, la dottoressa. Solo l'ortopedico latita...
E il suo morale è risalito, piano piano. Mentre tornavo a casa, e il nodo allo stomaco si scioglieva pian piano anch'esso, mi sono resa conto di quanto bene faccia un sorriso, la gentilezza, un lavoro svolto come una missione, con passione. Tutte medicine che curano l'anima.
giovedì 23 luglio 2009
mercoledì 8 luglio 2009
Come si fa a non vedere oltre il colore?
101€ Tanto costa un abbonamento mensile per il treno che porta da Milano alla Riviera Ligure e viceversa. Il percorso che lui, senegalese altissimo, fa ogni giorno per vendere la sua merce in spiaggia, insieme a una miriade di altri immigrati, che passano sul bagnoasciuga alla media di 3 ogni 10 minuti.
Mi aveva subito individuata, mi si è avvicinato con un sorriso fiducioso e il mio sguardo si è posato sui libri. Basta, ero stata catturata dalla sua verve di venditore. Ma io voglio sempre sapere altro. Voglio capire. Gli compro due libri e gli chiedo da quanto tempo è in Italia: 6 mesi. Eppure parli molto bene l'italiano. Sì, perchè quando sento una parola nuova alla sera la cerco sul dizionario e la ripeto e...sono fortunato, ho una buona memoria. Sei laureato? Sì, in Architettura. E...quante lingue sai? Beh...l'italiano lo sto imparando, poi il francese, l'inglese, l'arabo...
Si era dimenticato il senegalese, questo ragazzo che dice di avere trent'anni, che ha due figli là e una moglie che ha sposato da giovane, secondo le usanze della sua gente, che è abbronzato dalla nascita e che lascia a me il sole. Che mi dice che a libro guadagna un tot, che non gli va di nosconderlo ai clienti perchè "è la verità", e che va via ripetendo "matto", come lo chiamo io quando mi dice la strada che fa ogni giorno per vendere.
E io, guardandolo allontanarsi, mi sento davvero piccola piccola.
Mi aveva subito individuata, mi si è avvicinato con un sorriso fiducioso e il mio sguardo si è posato sui libri. Basta, ero stata catturata dalla sua verve di venditore. Ma io voglio sempre sapere altro. Voglio capire. Gli compro due libri e gli chiedo da quanto tempo è in Italia: 6 mesi. Eppure parli molto bene l'italiano. Sì, perchè quando sento una parola nuova alla sera la cerco sul dizionario e la ripeto e...sono fortunato, ho una buona memoria. Sei laureato? Sì, in Architettura. E...quante lingue sai? Beh...l'italiano lo sto imparando, poi il francese, l'inglese, l'arabo...
Si era dimenticato il senegalese, questo ragazzo che dice di avere trent'anni, che ha due figli là e una moglie che ha sposato da giovane, secondo le usanze della sua gente, che è abbronzato dalla nascita e che lascia a me il sole. Che mi dice che a libro guadagna un tot, che non gli va di nosconderlo ai clienti perchè "è la verità", e che va via ripetendo "matto", come lo chiamo io quando mi dice la strada che fa ogni giorno per vendere.
E io, guardandolo allontanarsi, mi sento davvero piccola piccola.
giovedì 2 luglio 2009
Come feriscono le parole!
Ti sembra di agire in assoluta buona fede, ma quando parli di altre persone, delle loro vite, intendo, è molto facile fare degli errori. Grossolani, che si trasformano in giganteschi, perchè prendono la velocità di una pallina di ferro su un piano inclinato.
Il primo errore è il giudizio. Impossibile essere imparziali di fronte ai fatti, che in qualche modo segnano sempre, fungono da immediata pietra di paragone.
Secondo. Il coinvolgimento. L'affetto, percorsi insieme, esperienze condivise contano. Storie simili, anche. Di immediata immedesimazione. Il problema è proprio questo: cosa si farebbe al posto della persona coinvolta?
Terzo e importantissimo: la discussione. Condividere un fatto non è sempre la cosa migliore. Se è delicato, personale, difficile da interpretare, meglio serbarlo nel cuore e pensarci pian piano, srotolarlo come un gomitolo.
Imparare a tacere? Un'altra storia.
Il primo errore è il giudizio. Impossibile essere imparziali di fronte ai fatti, che in qualche modo segnano sempre, fungono da immediata pietra di paragone.
Secondo. Il coinvolgimento. L'affetto, percorsi insieme, esperienze condivise contano. Storie simili, anche. Di immediata immedesimazione. Il problema è proprio questo: cosa si farebbe al posto della persona coinvolta?
Terzo e importantissimo: la discussione. Condividere un fatto non è sempre la cosa migliore. Se è delicato, personale, difficile da interpretare, meglio serbarlo nel cuore e pensarci pian piano, srotolarlo come un gomitolo.
Imparare a tacere? Un'altra storia.
martedì 23 giugno 2009
Non è un mondo per donne?
Federica studia medicina. Deve iniziare il quinto anno, ha davanti a sè la scelta della specializzazione. L'ho vista per un buon numero di ore consecutive al seggio elettorale: io segretaria, lei scrutinatrice ma ottimo braccio destro. E' sveglia, intelligente e ha una carico di ottimismo e positività incredibili. Sempre sorridente, alle 7 del mattino come alle 22.
Federica fa più cose contemporaneamente. La consulto per ogni dubbio, lei mi ascolta, registra gli elettori, studia anatomia patologica e scherza, con me, con Sara, con il presidente. Per la specializzazione è indecisa tra cardiologia o chirurgia vascolare. Ci spiega la differenza, il nostro piccolo gruppo di lavoro è curioso.
Ce n'è uno, di svantaggio nello scegliere cardiologia, che è stato detto ed è rimasto lì, sospeso. Se sei donna è difficile. Mi trattengo dal fare una breve ricerca su internet, perchè so che scoprirei che è vero, che non ne esistono molte in Italia. E' una constatazione che mi è rimasta in testa, che potrei far generale: ci sono mestieri che resteranno sempre off limits per chi fa del lavoro una delle tante componenti di una vita ben più vasta, ben più ricca e spesso complicata come un puzzle di migliaia di pezzi. Dei mestieri appannaggio dell'uomo.
Federica fa più cose contemporaneamente. La consulto per ogni dubbio, lei mi ascolta, registra gli elettori, studia anatomia patologica e scherza, con me, con Sara, con il presidente. Per la specializzazione è indecisa tra cardiologia o chirurgia vascolare. Ci spiega la differenza, il nostro piccolo gruppo di lavoro è curioso.
Ce n'è uno, di svantaggio nello scegliere cardiologia, che è stato detto ed è rimasto lì, sospeso. Se sei donna è difficile. Mi trattengo dal fare una breve ricerca su internet, perchè so che scoprirei che è vero, che non ne esistono molte in Italia. E' una constatazione che mi è rimasta in testa, che potrei far generale: ci sono mestieri che resteranno sempre off limits per chi fa del lavoro una delle tante componenti di una vita ben più vasta, ben più ricca e spesso complicata come un puzzle di migliaia di pezzi. Dei mestieri appannaggio dell'uomo.
giovedì 18 giugno 2009
mercoledì 8 aprile 2009
L'informazione al servizio
Non sono d'accordo con chi dice: basta, non parliamone più. Parlarne, e tanto, è la sola cosa che può dare conforto.
Non possiamo lasciarli soli, nel loro dolore. Nel loro senso di impotenza. Nel loro non sapere che fare, non sapere dove andare, cosa mangiare e come vestirsi. Non sapere come mettere in moto la macchina senza benzina, come coprirsi meglio dal freddo della notte, cosa dire ai propri figli quando l'angoscia ti spreme lo stomaco. E in questo stato di impotenza il tempo si dilata, i pensieri si affollano.
No, meglio parlare. Con loro, di loro. Ascoltarli, aiutarli a buttare fuori quella paura. Pensare a loro, adesso come tra una settimana, tra un mese. Fare in modo che l'informazione sia veramente un servizio. Materiale e spirituale. Pensare a come ricostruire i sogni, con quale materia nuova.
Non possiamo lasciarli soli, nel loro dolore. Nel loro senso di impotenza. Nel loro non sapere che fare, non sapere dove andare, cosa mangiare e come vestirsi. Non sapere come mettere in moto la macchina senza benzina, come coprirsi meglio dal freddo della notte, cosa dire ai propri figli quando l'angoscia ti spreme lo stomaco. E in questo stato di impotenza il tempo si dilata, i pensieri si affollano.
No, meglio parlare. Con loro, di loro. Ascoltarli, aiutarli a buttare fuori quella paura. Pensare a loro, adesso come tra una settimana, tra un mese. Fare in modo che l'informazione sia veramente un servizio. Materiale e spirituale. Pensare a come ricostruire i sogni, con quale materia nuova.
giovedì 2 aprile 2009
Alla conquista del Parlamento Europeo
Ultimo giorno di marzo. Una splendida giornata a Bruxelles. Il sole splende sulla città, riflette sulle migliaia di finestroni del Parlamento Europeo, brilla come l'entusiasmo di un gruppo di giovani, italiano e greci, che sono qui che parlano del loro futuro, della loro occupazione e delle loro possibilità. Un programma lungo una giornata, diviso in più parti e organizzato da Antonio Panzeri, italiano, e Maria Matzouka, greca. Eurodeputati, dei socialisti europei, seconda forza politica in seno al Parlamento, dopo i Popolari. Un partito che parla 23 lingue diverse e che concretamente, in questo 31 di marzo, ha dato voce a questi ragazzi che vogliono, nonostante le difficoltà, pensare positivo.
La situazione lavorativa dei giovani greci sembra anche più tragica dei coetanei italiani. Sembra: loro parlano di "generazione 700€", ma noi abbiamo smesso di parlare di "1000" da qualche mese; loro contano un venti/trentenne disoccupato su 6; noi "solo" 1 su 5, e dobbiamo fare i conti con 375mila licenziati nei primi tre mesi di quest'anno. Per tutti, lo stesso interrogativo: come entrare nel modo del lavoro e rimanerci.
E' quindi l'accesso al lavoro il nostro vero cruccio: i più ottimisti parlano di mobilità creativa, ma molti di noi vogliono entrarci, dimostrare i propri skills, le proprie possibilità, le proprie abilità, e costruirsi, e proprio con creatività, una professione che sarà solo nostra.
Sono tornata con il volo della sera. Stanca, ma con un piccolo tesoro: la speranza. E la consolazione di aver incontrato persone che ammettono le colpe della loro generazione, che lavorano per dare sicurezza alla flessibilità e che ascoltano. Un particolare non da poco.
La situazione lavorativa dei giovani greci sembra anche più tragica dei coetanei italiani. Sembra: loro parlano di "generazione 700€", ma noi abbiamo smesso di parlare di "1000" da qualche mese; loro contano un venti/trentenne disoccupato su 6; noi "solo" 1 su 5, e dobbiamo fare i conti con 375mila licenziati nei primi tre mesi di quest'anno. Per tutti, lo stesso interrogativo: come entrare nel modo del lavoro e rimanerci.
E' quindi l'accesso al lavoro il nostro vero cruccio: i più ottimisti parlano di mobilità creativa, ma molti di noi vogliono entrarci, dimostrare i propri skills, le proprie possibilità, le proprie abilità, e costruirsi, e proprio con creatività, una professione che sarà solo nostra.
Sono tornata con il volo della sera. Stanca, ma con un piccolo tesoro: la speranza. E la consolazione di aver incontrato persone che ammettono le colpe della loro generazione, che lavorano per dare sicurezza alla flessibilità e che ascoltano. Un particolare non da poco.
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