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venerdì 27 gennaio 2023

Rompere l'Indifferenza


Ho visto questo film a scuola, in questo periodo della mia vita in cui sono (anche) insegnante. 
Si chiama "Corri, ragazzo, corri". E parla di un bambino che viene salvato dal padre un soffio prima della fucilazione e che viene incitato a correre sempre verso Est, dalla Polonia invasa verso la Russia. La Maestra Silvia ha raccolto poi le parole che questo film a suscitato e la prima, in assoluto, è stata "tristezza". 

E una sera mi ha scritto Elisa, l'amica delle mie scuole elementari, che anche se non si chiamano più così per me restano tali. Mi ha scritto una storia che non conoscevo, una storia della sua famiglia. L'ha raccolta dalla mamma Luisella e l'ha trasmessa a Riccardo, suo figlio, che ne ha parlato nella sua, di scuola, davanti alle sue, di maestre. 

Il mio bisnonno Carlo, panettiere anche lui, aveva un bunker in giardino. Era bello fondo, cemento armato, un bestione. Era più o meno dove adesso mia mamma ha il posto auto coperto. Lui conosceva questa famiglia di Milano, avevano una ditta,  lavoravano pelli ed erano Ebrei. Abitavano nella Milano bene, dove c'erano palazzoni belli fuori e ricchi dentro. Durante la guerra il mio bisnonno li ha nascosti in soffitta, sopra al negozio. La sera, quando suonavano le sirene per avvisare che iniziavano i bombardamenti, correvano tutti nel bunker. I bisnonni, mia nonna, gli Ebrei. Quando i Tedeschi hanno capito cosa faceva il mio bisnonno, hanno rasato a zero la figlia...non so perché l'abbiano lasciata coi genitori, ma rasata. 

Carlo Ferrario, bisnonno di Elisa Pianta, riposa nel cimitero di Santo Stefano Ticino, Giusto tra i gli altri Giusti, ma rimasto sconosciuto, come molti. Come le suore di Besozzo che nascosero la dott.ssa Elena Sachsel, anche lei - come Liliana Segre - costretta a non frequentare più proprio la scuola elementare e non deportata  dal Binario 21 solo per la caparbietà di Maria Servetti, suora molto vicina al cardinale Schuster.

La mia, mi scrive Elisa, è una piccola storia a lieto fine perché quella famiglia ebrea milanese è stata salvata tutta dal bisnonno Carlo. Mi piace riflettere sul valore di questa "piccola" storia. Piccola, che ha permesso a delle vite di non essere falciate via, di esprimersi e ricordare. Piccola e molto vicina a noi, non su uno schermo, ma sulle strade del nostro territorio. 

Sul diario dei miei alunni ci sono delle frasi, vicine a questo giorno dell'anno. Di Primo Levi, di Anna Frank. Ma ce n'è una di Hannah Arendt che mi ha colpito. Scrisse un libro su un funzionario tedesco che, a processo, dichiarò semplicemente di aver eseguito gli ordini. Lei, tedesca di origine ebraica, scappò dalla Germania pochi anni dopo le prime leggi che limitavano la sua libertà, tra cui quella di insegnare. Quel funzionario è l'emblema dell'indifferenza. Cui si ribellò una piccola suora, Maria. Cui si ribellò un panettiere di un piccolo paese dell'Ovest Milanese, Carlo. 

Ho promesso a Elisa che questa storia doveva essere conosciuta di più. Intanto Riccardo ha chiesto di andare al cimitero e guardare la foto di quell'uomo, un volto tra i tanti, forse, ma che ha ora un nuovo significato. E non solo per lui. 

martedì 24 marzo 2009

Il treno dei desideri all'incontrario va

Era da anni che non prendeva un treno. Una dichiarazione che ha il sapore della nostalgia...

E' da anni che, quindi, non deve pensare che cosa significa prendere il treno al mattino e restare incastrato in un angolo in piedi, morendo di caldo in inverno, gocciolando quando piove, meglio quasi che sedersi su un sedile sudicio. O aspettare per l'ennesimo ritardo, o restare fermo tra una stazione e l'altra senza un perchè, avere istinti suicidi verso i controllori e cercare di calmarsi con una respirazione zen quando i convogli vengono cancellati all'ultimo minuto...

Viva la sincerità, mister President.

martedì 21 ottobre 2008

Capelli stressati

Forse dovrei cambiare nome al blog. Mi accorgo di parlare molto del treno, di ciò che vi avviene intorno. Adoro osservare le persone, e il treno è un osservatorio privilegiato.

Oggi c'erano due signore sedute nel sedile accanto al mio. Una di fronte all'altro. Hanno parlato dei loro capelli, "stressati". Una li perde a ciocche, l'altra li ha tagliati corti per rinforzarli.
Discorsi leggeri? No.

Queste donne parlano dei loro capelli, ma non solo. Parlano del lavoro, di un periodo strano e terribile. Parlano dei figli, di quella piccola che sta imparando a scrivere, di quello grande che non ha voglia di studiare. Parlano della famiglia, della loro vita. E dei capelli, stressati. Quando le cose si accumulano.

A volte mi chiedo qual è la donna che ammiro di più. Facile pensare ai modelli. Le donne sono tutte da ammirare. Anche per i loro capelli.

venerdì 17 ottobre 2008

FS, sempre un piacere

Breve blitz a Milano in giornata, sfidando lo sciopero che - guarda caso - cade proprio di venerdì....

Sempre un piacere avere a che fare con le nostre care ferrovie. All'andata, treno delle 11.09, dopo una piacevole sosta nella stazione di Rho, per caso a Certosa l'altoparlante segnala che fermerà in Garibaldi superficie invece che nel Passante...e passi.

Al ritorno, treno delle 13.49 preso al volo, chiedo al controllore carino di aggiungere lui l'obliterazione, mancata per la fretta. Lo fa, ma mi avverte che l'operazione richiederebbe il costo di 5€, "perchè le obliteratrici su funzionano". SI' MA NON SONO AL BINARIO!!! Ma quanto costa mettere una macchinetta lì vicino??? Gran mistero....