domenica 6 maggio 2018

La meraviglia all'improvviso

Spesso, quando penso alla vita di tutti i giorni, la vedo come una sequenza di cose da fare nel migliore dei modi, con un comportamento consono a quello che ci si aspetta nella sequela infinita di gesti che ripetiamo meccanicamente, o nel lavoro che si affronta, o per le relazioni che si vogliono mantenere senza sconvolgere ordine e convenzioni. 

Significa crescere? Non sembrare dei pazzi disadattati? Fare quello che ci si aspetta? Può essere. Ma poi la vita ti ricorda, e nemmeno troppo raramente, che c'è molto altro. E l'altro arriva nei modi più impensabili. 

Questo è un post di vera gratitudine. Verso un amico da vent'anni che, a Natale, mi ha chiamato per farmi gli auguri e mi ha fatto un regalo.
Quell'amico mi conosce bene, oltre il comportamento consono, oltre le apparenze. 
Quell'amico ha aggiunto un tassello alla rete di affetti che ognuno di noi ha, e spesso sottovaluta, proponendomi un viaggio di gruppo con persone che non conosco. 

Ed ecco cosa è successo. Dalla prima cena, insieme, ho avuto la sensazione di essere nel posto giusto, al momento giusto. E con persone che non possono essere così diverse, e così uniche. Con uno stato d'animo che è stato quello di tutti: essere noi stessi. 
Semplicemente, abbiamo passato una settimana senza alcuna maschera. Ora, tornata a casa, ho la consapevolezza che quello che abbiamo vissuto ce lo ricorderemo a vita perchè è stato un dono raro, accolto con una spontaneità assoluta, con parole che ci hanno fatto riflettere. Un dono che ci siamo fatti a vicenda perchè lo volevamo tutti, perchè, con motivazioni varie, avevamo bisogno di farcelo e farlo agli altri.

Stavo affogando, e mi è stata data l'opportunità di immergermi. E ho scoperto, ancora una volta, che una nuova inedita prospettiva fornisce molte più soluzioni di quanto ci si possa aspettare. Con l'attenzione accesa al massimo e senza ansia. Con me e me sola, sola con il mio respiro, io e nessun'altra me stessa da indossare. Anche i pesi, a volte, non pesano per nulla: a volte sono necessari per fornirti l'assetto giusto per andare avanti.

Grazie. Una parola che non si dice mai abbastanza. 

martedì 27 febbraio 2018

OPS! Grazie a te ho abbandonato il divano!

A volte mi chiedo a cosa serva, scrivere.
Un amico, qualche sera fa, mi ha confessato di farlo da anni, ma di buttare via tutto, puntualmente. Al momento ho pensato: che spreco!, eppure, ripensandoci, credo sia la forma più alta di indagine su se stessi. Senza narcisismo.
In effetti, scrivere per essere letti è proprio questo: lasciarsi leggere e provare un sottile piacere nel constatarlo. Per me è così: mi piace pensare di poter comunicare qualcosa, di farmi capire. O solo rimanere in contatto con chi non è fisicamente vicino.
C'è però del vero stupore quando scopro il contrario, cioè quando è stato questo blog a far fiorire una conoscenza.

Ieri sera sono uscita da sola. Sono andata a sentire un po' di blues, in una delle ville di Corbetta. Là ho incontrato altri amici, senza saperlo. Sapevo invece che avrei trovato Patrizia e Alessandro, anche perchè loro hanno organizzato la serata e la cena a seguire. Mi hanno contato, mi hanno riservato un posto.

Mentre Daniele suonava, cambiando chitarre, aggiungendo capotasti, suonando una scatola di sigari, mentre veniva accompagnato da una violinista, oppure da un trombettista che montava di volta in volta tutte quelle aggiunte allo strumento per strozzare o metallizzare il suono, la mia mente vagava tra suoni nuovi, reminescenze springsteeniane e una serie di distrazioni di contorno: un po' di freddo, due bimbi che commentavano ad alta voce, il vicino di posto che non sta fermo, la neve sul campo di Torino. Io che confondo il blues dal jazz, pure. E poi Alessandro e Patrizia che, fuori da Milano, propongono per il territorio una serie di eventi per tutti, di una gamma talmente vasta e in un modo talmente spontaneo e naturale che nemmeno il più navigato pr di Milano.

A tavola, nel ristorante bellissimo della villa, la sostanza non è cambiata di una virgola: un tavolo composto da persone totalmente diverse e loro al centro, perfettamente a loro agio con tutti.
Come fanno? Mistero. Lo nascondono bene, i due, fingendo schermaglie continue. La mente non vagava più: non mi sono persa nemmeno un frammento di quella compagnia così assortita, fatta di umori diversi e storie diverse, accarezzate per la prima volta.

Poi, nel bel mezzo di questa cena ben onorata, Patrizia mi dice di avermi conosciuto per la prima volta attraverso questo blog, grazie ad Alessia. Ed ecco lo stupore, quel piacere narcisistico eppure così genuino, perchè rivelato così, spontaneamente.

Tornando a casa, ho riflettuto sui passi che non riesco a fare, da sola, e quelli che invece, con qualche spintarella, muovo, seppure in una gelida domenica, abbandonando il divano. Scrivi qualcosa, mi ha detto lei, con un sorriso. E mi sono detto che sì, avrei scritto. Per me e per loro, per OPS!, che organizza cento eventi e altrettanti mille ne vorrebbe organizzare, per il vlog di Barry che spero nasca presto e per tutte le idee che li infiammano e li fanno amabilmente litigare.
Sì, credo che scrivere serva.


mercoledì 21 febbraio 2018

Sei il Massimo

Ogni tanto succede quel singolo episodio che va a scalfire l'involucro di pietra in cui ho chiuso il cuore. Bisogna pur difendersi dagli attacchi, anche se spesso vanno ugualmente a segno, come mi fa ben notare poi, presentando il conto, lo stomaco.
Il mio episodio di gioia si chiama Massimo.
Questa è una storia di gratitudine.

Massimo non ha più vent'anni e, per una serie di vicissitudini lavorative, nonostante sia di un paio di generazioni più avanti della mia, è finito nel frullatore della crisi. Ha perso il lavoro: un lavoro qualificato, un lavoro particolare, da manutentore di macchinari, con diverse certificazioni, con anni di esperienza alle spalle in diverse aziende. Ma lo ha perso.

L'ho incontrato quasi un anno fa, Massimo. Era quasi estate e abbiamo avuto un colloquio sulla sua professionalità. Un uomo pacato, gentile, con una voce piana. Semplicemente, mi ha parlato di sè. Gli abbiamo proposto un lavoro, un test per lui che si sarebbe aggiornato su altri macchinari e per l'azienda, che arrivava da una serie di incontri fallimentari, per quel ruolo. Sei mesi di contratto. Sei mesi a tempo determinato, dopo una vita di lavoro. Non molto, in effetti, se facciamo un passo indietro e guardiamo il quadro generale. Ma moltissimo per questo uomo gentile.

Il resto lo hanno fatto due elementi fondamentali, che credo siano molto sottovalutati: la pazienza di affrontare tutto da capo e la costanza di lavorare puntualmente, secondo le regole, ogni giorno, senza scuse. E ora, in questi giorni, Massimo sarà assunto direttamente dall'azienda che ha trovato in lui la gemma che mancava.

Ieri Massimo mi ha chiamato. Mi ha ringraziato e non so spiegare quello che le sua parole hanno mosso in me. Come hanno trapassato, attraverso la voce, quell'involucro di pietra. Come mi hanno commosso. Non so spiegare come sono contenta per lui.
Sono riuscita a realizzare un obiettivo che mi sono prefissa. Sono passata attraverso i miei mille mondi lavorativi spesso traumaticamente e mi sono sempre detta che no, avrei spezzato quel circolo, avrei cercato di aiutare come posso chi mi chiede aiuto. E lo faccio, quando posso: non mi tengo informazioni per me, condivido opportunità. Chi mi sta vicino lo sa.
Sapere di aver dato una certezza a Massimo è questo: l'universo che mi restituisce qualcosa.

La mia gratitudine va a lui, con tutto il cuore. Senza involucri di pietra.

martedì 13 febbraio 2018

Un poco di molto

Ho scelto dei libri per mia nonna.
Ho cercato in casa e ho mentalmente eliminato quelli con scene di sesso, quelli con truci particolari e quelli scritti troppo in piccolo. 
In realtà i primi due requisiti me li sono imposti io per scrupolo, perchè credo che non avrebbe problemi, nonostante le apparenze. Sono accortezze, misure, precauzioni che prendo io, pensando di farle comunque piacere. Anche se uno di questi è un racconto lungo e anche abbastanza sanguinoso, nonostante il titolo. 

Ho scelto dei libri per la nonna perchè lei legge molto, oltre a fare molto altre cose, come alzarsi molto presto per camminare molto fino all'orto che coltiva più del necessario; cucina tanto e per tutti, friggendo copiosamente; tiene molto ai suoi capelli con frequenti e cadenzate visite dalla parrucchiera e prega molto, a casa e in chiesa, per tutti noi.

E legge. Ha sempre letto, anche quando andava a bottega a comprare quello che serviva e a casa leggeva gli incarti di giornale liberati dai pochi prodotti sfusi che la terra non dava. Li leggeva a se stessa e ai suoi bambini. Me li immagino sulla scalone di ingresso della vecchia casa di pietra mentre la ascoltano, questi bimbi e ragazzi distanziati tra loro di poco meno di tre anni. Una piccola attenzione da una parte, un piccolo rito dall'altro. Due accortezze che oggi sarebbero rare, distratti come siamo da molto. Da troppo di altro. 

Me la immaginerò a leggere, e poi la chiamerò per chiederle cosa le è piaciuto. E lei mi risponderà, spiegandomi perchè. Anche questo, un gesto molto accurato.

mercoledì 31 gennaio 2018

Dieci anni di blog

Ho realizzato improvvisamente ieri sera che questo blog esiste da dieci anni.
Improvvisamente, mente appiccicavo il decimo bollino dell'Ordine sulla mia tessera da giornalaia professonaia compilata con i miei dati con una grafia da bimbogigi (era un uomo, ve lo giuro).

Dieci anni fa una delle prime e rare foto a corredo di quei primi post era in un capannone a fianco ad un hotel ai margini della città di Roma di cui non ricordo il nome (ci metterei un attimo a trovarlo, ma forse al momento la mia memoria non vuole riportalo a galla). Nel capannone tanti banchi singoli. Una fila all'ingresso per controllare i blocchi ai pc, sistema modernissimo provato per la seconda volta dopo decenni di macchina da scrivere. a metà capannone, dei dizionari su una cattedra e i bagni. Tra di noi, biglietti miniaturizzati e infilati dappertutto e scambiati con estrema nonchalance.
Io e un braccio rotto.

Il braccio. In realtà il polso, il destro, fratturato mentre correvo dietro la sposa che stava per entrare in Comune, senza guardare la strada, con la testa dentro la borsa, senza badare alla rastrelliera delle biciclette. Correvo su un tacco 12. Forse oggi l'unica cosa che riuscirei a fare con meno agilità...
Perchè sono cambiata? Siamo cambiate secondo te? L'ho chiesto alla mia amica, la sposa di quel giorno. No, siamo sempre noi, siamo sempre qui.
Eppure, in questi dieci anni, noi due abbiamo vissuto dieci vite ciascuno. Ce lo siamo dette ridendo, ma è vero. Essere sempre le stesse attraverso un milione di situazioni. Questo è il vero miracolo!

Auguri, blog. Ti manca ancora un anno e mezzo, di cui sei stato privato. Potresti essere la fonte preziosa di qualche cosa di più ma tranquillo: sei sempre profondamente mio.

martedì 2 gennaio 2018

Impareremo a volerci bene, 2018!

Ti ho pensato tantissimo, la notte prima di Capodanno, e il sonno non arrivata. O forse è il contrario, il sonno non arrivava e pensavo. Fa lo stesso, già ti vedo ridere, e mi basta così.

Pensavo e cercavo di immaginare cosa mi avresti detto tu, a bilancio di quest'anno. Si dice che le donne abbiano meno capacità immaginativa degli uomini, ne parlammo anche io e te, scherzando sulle fantasie, te lo ricordi? Un'interessante e comica disanima su come funziona il cervello femminile e maschile. Ma non divaghiamo, scriverò questo post in pochi minuti come sempre e non ho le ore dell'altra notte.

Avremmo parlato di cosa salvare e cosa buttare via. Ti avrei detto che potrei fare un sacco della spazzatura enorme, ma tu avresti riso, socchiudendo gli occhi, fumando piano. E ti saresti alzato a fare un mohjito. In realtà avremmo parlato solo del lavoro, lo facevamo sempre, era il nostro rito: divano, tv, tu che fumi, il ghiaccio spaccato nei bicchieri con il pestello e due rum, uno chiaro e uno scuro. Quindi, ora che non ci sei più, sono anche più sincera con te. Più completa. Ti parlo di tutto.

So benissimo cosa salvare. C'è il viaggio a Capoverde. Valeria mi ha dato la sua stanza ma mi ha dato molto di più: la comprensione, la capacità di non giudicare. Mi ha scritto ogni mattina un biglietto del buongiorno, con quella scrittura che conoscevo da anni e che non vedevo da anni e che era così calda, famigliare, piena di quel sole. Mi ha dato la solitudine, mi ha dato tutto il tempo di dormire e sognare passati sepolti, mi ha dato il mare da guardare, il vento.

C'è il matrimonio di Pamela. C'è questa ragazza che ha fatto tutto come voleva, come lo desiderava. C'è questa mamma che non mi esclude mai, che mi ha fatto sentire un po' più materna, perchè mi ha raccontato tutto e mi ha trasmesso tutto e mi ha voluto vicina, davvero vicina. E anche per lei ho cercato di prendermi una settimana. Anche per lei ho cercato prima un po' di solitudine.

Mentirei però se riducessi tutto a questi due eventi. Quello che ho cercato di fare, e tu lo sai, Rudy, è cercare di ricordarmi quando le cose sono cambiate in meglio, i momenti precisi. Forse sono ubriaca da ieri sera, non ho più i tempi di recupero di una volta, ma questo lo sai già. O forse no e le cose sono diverse, non ci sono per forza sempre atti risolutivi, momenti topici. Quella è roba da film.

E' stato un anno molto difficile, in cui ho la sensazione di aver costruito una casa intera, ma con qualcosa di poco adatto, tipo coi mattoncini Lego. Una fatica immane e mai provata prima. E' crollato tutto il crollabile e per qualche tempo ho solo guardato quelle macerie, esposta a tutto. E poi ho iniziato a costruire. Ma non riesco a ricordare come.

Ho un sacco di buoni propositi per questo nuovo anno. Devo nuotare, ho un'ernia. Oltre a non recuperare più una serata e rischiare la sciatica mi tingerò i capelli, perchè ne ho trovati un altro paio bianchi. Oh: devo dimagrire. Ma questa l'hai sentita per dieci anni, anche quando non ero così vicina alla mezza età.
Comprerò un armadio per l'ingresso e metterò le zanzariere. Ogni tanto cucino. Forse sono pronta a ricominciare a fare cene, o ad aumentare il numero delle cene.
Andrò a Sharm, con una compagnia di sub. No, non faccio immersioni, ma mi hanno promesso il battesimo del mare. Forse allora andare a nuotare mi eviterà una brutta figura.
Sto decidendo che cosa fare per il mio 39esimo compleanno, l'ultimo di questa decade. E poi dovrò progettare il successivo, con la famiglia, visto che anche papà raggiungerà la cifra tonda. E poi ho mille altre idee. Viaggiare non è mai abbastanza. E ci sarà molta musica, anche, molti chilometri da percorrere.
Leggerò di più. Butterò via molti vestiti vecchi, quelli che negli anni di vacche magre ho usato migliaia di volte. Quando esco a comprare qualcosa adesso mi diverto.

Ho fatto fatica a ricucire le ferite del cuore. Tu mi avresti detto: non potevi andare avanti così, e me lo avresti detto davvero, perchè spesso mi hai raccolto con il cucchiaino. Ma ho fatto anche quello, quindi per quest'anno sarebbe bello non aver sentimenti, essere tutta razionalità, ma credo che sia un desiderio impossibile da realizzare, come quello di svegliarmi presto la mattina. Questa però non si chiama utopia, ma pigrizia. Ed è reale!

E quindi, amico, posso dirti che di momenti bellissimi ce ne sono stati. Posso solo desiderare di averne di più, con meno battute di arresto e con meno sensi di colpa. Perchè sembro la solita casinara senza filtri ma tu sai invece che mi ammazzo di lunghissime ed estenuanti autoanalisi. Preferisco pensare a questi, che ai momenti bui, alle piccole disperazioni. Ci ho già sprecato troppo tempo.

Fammi gli auguri. Eri sempre il primo, dopo la mezzanotte del 31, a mandarmi un messaggio. Un messaggio stupido e allegro, uno dei migliaia che mi hai mandato. Ecco: ti prometto che quest'anno sarò così, stupidamente allegra, perchè l'intelligenza fa paura.
Ti confesso che i migliori sono arrivati dalle donne. Dalle amiche. Sono loro che mi danno la forza di andare avanti e di pensare che, tutto sommato, ai 40 posso anche arrivarci. Le loro parole sono autentiche, a differenza alcuni tuoi simili che non sanno proprio utilizzarle, le sparano grosse e poi si schiantano nei retromarcia. Le parole sono importanti. Anche in quelle c'è tanto cuore. Scherzavo, quando ho scritto di non voler sentimenti. Ma già lo sai. Sono le mie ancore, come lo sei tu. Ovunque tu sia.

venerdì 22 dicembre 2017

Forza Matteo

Caro Matteo,

non ci conosciamo di persona, ma sei il cucciolo di papà, con cui sono cresciuta.
In questi giorni ti fischieranno moltissimo le orecchie, perchè, anche se non lo sai, hai un bel gruppo di fan. E' giusto che tu lo sappia, che tu sappia che sei un supereoe in pigiamino.

Noi siamo tanti perchè, oltre che con papà, siamo cresciuti anche con i tuoi zii. Molti di noi si conoscono da quando sono nati. Io sono arrivata un po' dopo e - che resti tra noi - quando sono arrivata da un altro paese e avevo più o meno la tua età ho fatto un po' fatica a distinguere papà e gli zii, ma questo puoi ben immaginarlo.

Caro Matteo, noi abbiamo un segreto: ci vogliamo così bene perchè poi, quando siamo arrivati alle scuole medie, ci siamo rimescolati sempre e solo in due classi e ci siamo conosciuti tutti. Abbiamo anche avuto la fortuna di avere qualche bravo professore che ci ha punzecchiato, ci ha provocato, ha tirato fuori diverse anime e ci siamo sentiti compatti, ci siamo difesi a vicenda, abbiamo fatto squadra. Anche fuori da scuola, ci siamo sempre trovati al parco, all'oratorio, in gelateria. Per noi non è possibile non volerci bene, anche adesso che abbiamo strade diverse, che non ci vediamo più così tanto.

Caro Matteo, spero che questo segreto possa averlo anche tu con i compagni che ti stanno vicino. Ma parti con un team di tutti rispetto: i nonni instancabili, gli zii e i cugini. E mamma e papà, che non ti mollano un minuto. Adesso scopri che la famiglia è più larga anche se invisibile, non è mica da tutti!
Quindi sfodera le tue doti da supereroe e vinci per tutti noi, che stiamo facendo piani su piani per darti una mano. Non sentirti solo, promettilo a me e a tutti questi zii acquisiti! Avrai mesi impegnativi davanti, ma non smettere mai di sognare. Fatti abbracciare, pensa a quello che vorrai fare dopo, chiedi, leggi e sogna. Anche noi lo faremo con te.

Buon Natale, caro Matteo. Noi adulti stiamo imparando che a volte corriamo troppo tralasciando le cose bellissime che abbiamo sempre sotto gli occhi. Dovremmo ricordarcelo sempre. Tu lo sai già: d'altra parte non sei mica un supereroe per caso!