Ne parlo spesso alla radio, ma oggi l'ho vista. Auto in fiamme. Blocco dello svincolo. Non incidentata, auto con il cofano in fiamme malamente abbandonata in mezzo alla strada, un po' storta, con il fuoco che usciva da sotto, dal motore e fumo, acre e denso, e auto e imprecazioni inudibili dalla mia posizione.
Ho pensato al mio cervello. Lo sento così in questi giorni. Se dovesse andare a fuoco non passate da viale della Repubblica.
martedì 13 ottobre 2009
domenica 11 ottobre 2009
Uscirò domani. Forse.
Ho lavorato molto, in questi giorni. E in una varietà di luoghi diversi, con ruoli e funzioni diverse, tanto che l'altra sera il mio amico Fede mi ha chiesto perchè.
Bella domanda. Istintivamente ho risposto che devo farlo, se voglio avere, come risultato finale, uno stipendio normale. E sostanzialmente è la verità.
L'altra verità è che, dopo un bel periodo di porte chiuse, se ne sono aperte diverse contemporaneamente e scegliere non è facile. Quindi non scelgo e le tengo aperte tutte, con il risultato di trovarmi in mezzo ad un bel correntone d'aria che mi fa correre di qua e di là e riduce al minimo la mia vita sociale. Anche perchè quando sono a casa io gli altri lavorano o son talmente stanca da cadere addormentata. Ma non posso lamentarmi. Quando vedo - e ci riesco comunque - le amiche carissime, belle e intelligenti, brindare ironicamente alla loro disoccupazione o allo stipendio che non arriva da sei mesi, quando vedo altri colleghi che festeggiano la riassunzione con torte e pasticcini e spumante per tutti più e meglio di un compleanno, quando mi trovo a proporre una collaborazione a costi molto prossimi allo zero...lamentarmi è semplicemente irrispettoso.
Bella domanda. Istintivamente ho risposto che devo farlo, se voglio avere, come risultato finale, uno stipendio normale. E sostanzialmente è la verità.
L'altra verità è che, dopo un bel periodo di porte chiuse, se ne sono aperte diverse contemporaneamente e scegliere non è facile. Quindi non scelgo e le tengo aperte tutte, con il risultato di trovarmi in mezzo ad un bel correntone d'aria che mi fa correre di qua e di là e riduce al minimo la mia vita sociale. Anche perchè quando sono a casa io gli altri lavorano o son talmente stanca da cadere addormentata. Ma non posso lamentarmi. Quando vedo - e ci riesco comunque - le amiche carissime, belle e intelligenti, brindare ironicamente alla loro disoccupazione o allo stipendio che non arriva da sei mesi, quando vedo altri colleghi che festeggiano la riassunzione con torte e pasticcini e spumante per tutti più e meglio di un compleanno, quando mi trovo a proporre una collaborazione a costi molto prossimi allo zero...lamentarmi è semplicemente irrispettoso.
martedì 6 ottobre 2009
Fattore 9
Mio nonno Vincenzo nacque nel 1899. Cavaliere di Vittorio Veneto, salvo e a casa presto dalla Prima Guerra grazie ad una scheggia di granata nella coscia, tornò al paese e si dedicò alla terra e alla famiglia, numerosa.
Mio padre, Rocco, nacque nel 1949, quando il nonno aveva 50 anni esatti. Dal suo, di padre, prese l'amore per la terra e la meticolosità tipici dei contadini, e la pazienza, e l'amore per il racconto, per la spiegazione di ogni cosa.
Io arrivai per i suoi 30 anni, nel 1979; il nonno ovviamente ne aveva 80, allora, se ne sarebbe andato 8 anni dopo, ma ricordo molto di lui, soprattutto il suo sguardo curioso e affettuoso e il suo modo di dire sempre grazie. Il papà è proprio così: sono proverbiali le sue battute e le sue mani grandi che tutti temono, a torto in realtà. Sono cresciuta piena della sua attenzione, con le sue spiegazioni, con le sue idee estremamente pratiche e sorprendentemente aperte.
Da qualche anno mi "chiese" un nipotino, papà; lui adora i suoi, tutti, e non vede l'ora di essere nonno ("con o senza marito, non importa"). Da qualche anno promettevo che ci avrei pensato nel 2009, per continuare la tradizione dei nostri numeri. Qualche giorno fa mi ha fatto notare che ormai è tardino...già.
I miei 30 anni non sono come i suoi. Lui lavorava molto e si comprava le auto e la casa in contanti, portava avanti da solo l'economia della famiglia. Si sentiva realizzato e lavorava moltissimo. Si sentiva padrone del suo tempo.
Spero che non mi tocchi aspettare il 2019 per sentirmi almeno un pochino così.
Mio padre, Rocco, nacque nel 1949, quando il nonno aveva 50 anni esatti. Dal suo, di padre, prese l'amore per la terra e la meticolosità tipici dei contadini, e la pazienza, e l'amore per il racconto, per la spiegazione di ogni cosa.
Io arrivai per i suoi 30 anni, nel 1979; il nonno ovviamente ne aveva 80, allora, se ne sarebbe andato 8 anni dopo, ma ricordo molto di lui, soprattutto il suo sguardo curioso e affettuoso e il suo modo di dire sempre grazie. Il papà è proprio così: sono proverbiali le sue battute e le sue mani grandi che tutti temono, a torto in realtà. Sono cresciuta piena della sua attenzione, con le sue spiegazioni, con le sue idee estremamente pratiche e sorprendentemente aperte.
Da qualche anno mi "chiese" un nipotino, papà; lui adora i suoi, tutti, e non vede l'ora di essere nonno ("con o senza marito, non importa"). Da qualche anno promettevo che ci avrei pensato nel 2009, per continuare la tradizione dei nostri numeri. Qualche giorno fa mi ha fatto notare che ormai è tardino...già.
I miei 30 anni non sono come i suoi. Lui lavorava molto e si comprava le auto e la casa in contanti, portava avanti da solo l'economia della famiglia. Si sentiva realizzato e lavorava moltissimo. Si sentiva padrone del suo tempo.
Spero che non mi tocchi aspettare il 2019 per sentirmi almeno un pochino così.
lunedì 5 ottobre 2009
Il mio diritto
Ieri sera ho ascoltato la Ferrario leggere a fine Tg il comunicato di redazione sulla presa di posizione dei giornalisti rispetto al suo direttore e mentre guardavo quell'espressione tranquilla e ascoltavo quella voce pacata e ferma non ho potuto far altro che pensare ad una parola: dignità. Per una giornalista della Rai, forse, difendere il proprio lavoro e la propria professionalità e la propria coscienza è più facile, perchè dietro di lei esiste un sindacato, un gruppo di riferimento. Ma molti di noi non hanno questa fortuna. Molti di noi non hanno un contratto, nemmeno; molti di noi si aggrappano ad un sogno, quello che hanno coltivato fin dalle scuole, e lo hanno esaudito perchè lo hanno voluto con tutte le proprie forze. Molti di noi prima si son sentiti dire che le abilitazioni prima sono importanti, poi sono inutili e se ci arrivi, a diventare professionista, lo fai solo per entrare in una casta; molti di noi restano comunque fuori da questa casta perchè non hanno genitori con un nome già noto (in quanti colloqui mi hanno chiesto il mestiere dei miei, quanti?) e pagano tasse di iscrizione, gestione, gestione separata, casse di previdenza, ma restano senza sussidio perchè, nonostante verbali e certificazioni, c'è qualcosa che lo blocca. Molti di noi ascoltano i mea culpa di politici, di dirigenti "anziani", di intellettuali che si dolgono di come i giovani non riescano ad emergere, si mettono in tasca i "complimenti" e i "brava" con un certo nervosismo, ma poi pensano che oltre a questo restano sempre molto danneggiati dalla rivalità del collega, che destabilizza il tuo equilibrio. Che lede proprio quella, la tua dignità.
domenica 4 ottobre 2009
Un mese fa
Ciao care,
è arrivato settembre e sicuramente tutte voi, da più tempo o da meno, avete ricominciato a correre. Spero che sia stato un buon modo per staccare la spina, che ci siano stati momenti di vero relax, o di vero svago, o solo di riposo. Io l'ho avuto ed è stato prezioso. Affronto questo mese con il sorriso, come non mi succedeva da tempo. Stamattina pensavo infatti che l'anno scorso mi trovavo nella trappola di c6 e tra una settimana mi sarei rotta il braccio...pazzesco. (...)Comunque questa vuole essere una dichiarazione d'amore a voi. No, non sono pazza. Ci sono state cose che mi hanno fatto riflettere, e quindi prima di tutto volevo dirvi che vi voglio bene e che a volte non lo dimostro. Siete veramente un tesoro inestimabile. La maggior parte delle disavventure (comiche, eh, niente di gravissimo) che mi sono capitate ultimamente sono state causate da altre donne: (...)...poi ci sono gli uomini. Piccoli piccoli. Quindi è stata un'estate dalla temperatura tiepida. Anzi, da Polo Nord. Quindi per fortuna che ci siete voi! Spero di avere modo di vedervi al più presto.
E' una mail di un mese fa. E' stato un bel mese e il sorriso è arrivato e sono arrivate tante cose, molte di queste meravigliosamente inaspettate; ma quello che loro - le mie care - significano per me e il bisogno di loro nella mia vita sono sempre intatti.
è arrivato settembre e sicuramente tutte voi, da più tempo o da meno, avete ricominciato a correre. Spero che sia stato un buon modo per staccare la spina, che ci siano stati momenti di vero relax, o di vero svago, o solo di riposo. Io l'ho avuto ed è stato prezioso. Affronto questo mese con il sorriso, come non mi succedeva da tempo. Stamattina pensavo infatti che l'anno scorso mi trovavo nella trappola di c6 e tra una settimana mi sarei rotta il braccio...pazzesco. (...)Comunque questa vuole essere una dichiarazione d'amore a voi. No, non sono pazza. Ci sono state cose che mi hanno fatto riflettere, e quindi prima di tutto volevo dirvi che vi voglio bene e che a volte non lo dimostro. Siete veramente un tesoro inestimabile. La maggior parte delle disavventure (comiche, eh, niente di gravissimo) che mi sono capitate ultimamente sono state causate da altre donne: (...)...poi ci sono gli uomini. Piccoli piccoli. Quindi è stata un'estate dalla temperatura tiepida. Anzi, da Polo Nord. Quindi per fortuna che ci siete voi! Spero di avere modo di vedervi al più presto.
E' una mail di un mese fa. E' stato un bel mese e il sorriso è arrivato e sono arrivate tante cose, molte di queste meravigliosamente inaspettate; ma quello che loro - le mie care - significano per me e il bisogno di loro nella mia vita sono sempre intatti.
sabato 3 ottobre 2009
True storyteller
Stamattina ho pagato il pedaggio alla barriera della Ghisolfa alle 5.36. Ho lanciato solo un'occhiata al casellante, lo stesso lui ha fatto con me, poi c'è stato un passaggio veloce di biglietto e di monete e son sfuggita via come un levriero al blocco di partenza.
Ma ho continuato a pensare all'omino Satap e al suo stemma sul maglioncino aziendale blu e alla sua occhiata, breve, resa essenziale da quel flusso continuo di vita e di abitacoli diversificato solo dai turni, proprio come me. Ho pensato a cosa possono registrare quegli occhi un po' stanchi e un po' annoiati, quali sprazzi di vita che sanno di coppie e bambini e di strati e stati di ubriachezza, di sentori adulterini o di freschi amori palpitanti, di solitudini professionali o più intime e più disperate, di carriere e di merci, di chiassi o silenzi, grandi e piccoli come le scatole metalliche che li contengono. Lui sì che potrebbe raccontarne, o inventarne, di storie e di percorsi e di chilometri coperti per passione o per forza.
Ma ho continuato a pensare all'omino Satap e al suo stemma sul maglioncino aziendale blu e alla sua occhiata, breve, resa essenziale da quel flusso continuo di vita e di abitacoli diversificato solo dai turni, proprio come me. Ho pensato a cosa possono registrare quegli occhi un po' stanchi e un po' annoiati, quali sprazzi di vita che sanno di coppie e bambini e di strati e stati di ubriachezza, di sentori adulterini o di freschi amori palpitanti, di solitudini professionali o più intime e più disperate, di carriere e di merci, di chiassi o silenzi, grandi e piccoli come le scatole metalliche che li contengono. Lui sì che potrebbe raccontarne, o inventarne, di storie e di percorsi e di chilometri coperti per passione o per forza.
giovedì 1 ottobre 2009
La maglia dei sogni
Ognuno di noi ha le sue manie ossessive. Io ne ho una ben nota ad amici e conoscenti anche "lievi". Si chiama Inter.
Dieci anni di stadio, centinaia di partite viste da ogni angolazione. Gli ultimi tre, di anni, da una posizione davvero privilegiata, a costo zero, in cambio di un servizio di accoglienza che mi diverte, anche se mi distrugge i piedi, spesso, e mi fa morire di freddo, ancora più spesso. Ma...
Ma la possibilità di vedere la squadra da vicino è emozionante se parlo da tifosa, interessante se cerco di essere un po' più distaccata. Salutare i giocatori e lo staff, essere ormai riconosciuta, sentire le indicazioni del Mister, così vicina alla panchina, vedere i vecchi campioni...fa brillare gli occhi. Tener presente del business, il fatto che i giocatori e le loro famiglie siano visti come valigie di soldi che camminano e vedere chi ronza loro intorno fa pensare in altra maniera. E' comunque uno spettacolo, però: di sport, mondano, trash.
Tante volte ho pensato a quei patrimoni, non lo nego. Ma poi, per fortuna, mi rifugio nel mio entusiasmo da tifosa e mi basta. Una foto a respiro trattenuto con il mio idolo, l'anno scorso. E quest'anno, la sua maglia. Un regalo inaspettato.
La maglia, forte valore simbolico. L'oggetto del desiderio, dei sogni. A me basta dormirci, beata.
Dieci anni di stadio, centinaia di partite viste da ogni angolazione. Gli ultimi tre, di anni, da una posizione davvero privilegiata, a costo zero, in cambio di un servizio di accoglienza che mi diverte, anche se mi distrugge i piedi, spesso, e mi fa morire di freddo, ancora più spesso. Ma...
Ma la possibilità di vedere la squadra da vicino è emozionante se parlo da tifosa, interessante se cerco di essere un po' più distaccata. Salutare i giocatori e lo staff, essere ormai riconosciuta, sentire le indicazioni del Mister, così vicina alla panchina, vedere i vecchi campioni...fa brillare gli occhi. Tener presente del business, il fatto che i giocatori e le loro famiglie siano visti come valigie di soldi che camminano e vedere chi ronza loro intorno fa pensare in altra maniera. E' comunque uno spettacolo, però: di sport, mondano, trash.
Tante volte ho pensato a quei patrimoni, non lo nego. Ma poi, per fortuna, mi rifugio nel mio entusiasmo da tifosa e mi basta. Una foto a respiro trattenuto con il mio idolo, l'anno scorso. E quest'anno, la sua maglia. Un regalo inaspettato.
La maglia, forte valore simbolico. L'oggetto del desiderio, dei sogni. A me basta dormirci, beata.
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