Quell'appartamento lungo e stretto, con la porta d'ingresso nel bel mezzo di quel rettangolo stretto e lungo, su un corridoio buio che collega tutto, camera dal letto, bagno, salotto, cucina e altra camera da letto, tutte in fila. Una casa che non è mai stata silenziosa e, a dispetto della sua dimensione, neanche poco frequentata, ma in cui c'è sempre stato modo di trovare posto.
La casa è rimasta vuota e si sta svuotando - ulteriormente - di tutto, la cameretta con l'armadio a ponte sui due lettini singoli, la camera da letto con la credenza e l'armadio scuro, classico. La sala con il divano e i centrini. Non resterà più niente, ed è facile pensare che anche quel corridoio buio, lungo e stretto non resisterà a lungo.
Ma sono le cose - la roba, scriverebbe Verga - che iniziano a non esserci più. A distanza di tempo, dopo quel brevissimo tempo che ha racchiuso due vite nell'abbraccio della morte in due modi del tutto differenti, sono gli oggetti di tutta una vita che fatichiamo a lasciare andare.
Gli abiti appesi nell'armadio. Tutti, quelli usati fino a consumarli. Quelli nuovissimi, dai tessuti così belli, così pregiati.
Le damigiane della cantina, con la macchinetta chiudibottiglie.
I documenti.
Le foto. Tantissime foto, a colori e in bianco e nero, che ritraggono decine di persone a tutte le età.
C'è una vita che continua anche dopo e non si cancella mai, anche quando una casa non risuona più di voci conosciute, anche quando resta vuota, anche quando - presto - sarà venduta, ristrutturata e abitata da altre vite differenti.
C'è una vita che continua anche se gli averi, come siamo abituati a nominarli, sono selezionati, regalati o venduti, buttati. E' qualcosa che va al di là della roba. Al di là dello spazio che abbiamo occupato su questo suolo, dei passi percorsi negli stesso luoghi e in posti visti poche volte, o una sola.
Mentre una casa scompare, il luogo del cuore resta.
In molti di noi, che lo abitiamo in modi diversi e lo nominiamo quando siamo distanti e quando riusciamo a vederci. E' nei nostri occhi quando si incrociano, è nel nostro sorriso, di affetto dolce, malinconico. E' sottopelle, perchè è perta del nostro vissuto. E' nostro del tutto, scritto nelle fibre, e lo viviamo in un modo del tutto nuovo, lo portiamo agli altri con il nostro filtro.
Gli abiti appesi nell'armadio. Tutti, quelli usati fino a consumarli. Quelli nuovissimi, dai tessuti così belli, così pregiati.
Le damigiane della cantina, con la macchinetta chiudibottiglie.
I documenti.
Le foto. Tantissime foto, a colori e in bianco e nero, che ritraggono decine di persone a tutte le età.
C'è una vita che continua anche dopo e non si cancella mai, anche quando una casa non risuona più di voci conosciute, anche quando resta vuota, anche quando - presto - sarà venduta, ristrutturata e abitata da altre vite differenti.
C'è una vita che continua anche se gli averi, come siamo abituati a nominarli, sono selezionati, regalati o venduti, buttati. E' qualcosa che va al di là della roba. Al di là dello spazio che abbiamo occupato su questo suolo, dei passi percorsi negli stesso luoghi e in posti visti poche volte, o una sola.
Mentre una casa scompare, il luogo del cuore resta.
In molti di noi, che lo abitiamo in modi diversi e lo nominiamo quando siamo distanti e quando riusciamo a vederci. E' nei nostri occhi quando si incrociano, è nel nostro sorriso, di affetto dolce, malinconico. E' sottopelle, perchè è perta del nostro vissuto. E' nostro del tutto, scritto nelle fibre, e lo viviamo in un modo del tutto nuovo, lo portiamo agli altri con il nostro filtro.
Quella porta della memoria aprirà sempre sul corridoio degli zii.