Ho una casa.
Che nell'ultimo anno ha preso forma, piano piano, sotto i miei occhi.
Niente di straordinario, finchè si è trattato della costruzione e della posa di infissi e pavimenti, neanche fino alla decisione dei punti luce. Sono cresciuta in una famiglia in cui si è sempre parlato di cantieri. Fin da piccola ho visto il babbo all'opera in un'infinità di case, opere che lui ricorda con una precisione impressionante, per anno, addirittura per mese, e per qualità e quantità di lavori. Lavori che mi ha sempre raccontato, visti nascere dalla sua mente, seguiti nei suoi occhi, mentre calcola misure e materiale e ore, realizzati con tecniche diverse. Mi ricordo che, bambina, lo guardavo, tutto bianco e sporco di bianco, mischiare gesso in un secchio, e dicevo alla mamma: ma papà sta facendo il latte? Proprio latte non era, visto che poi finiva steso, e tirato, sulle pareti.
Quindi no, anche se l'emozione è iniziata a salire quando le pareti delle stanze sono diventate bianche. E poi quando sono state posate le piastrelle del bagno.
Adesso non riesco a pensare ad altro e sono piena di gioia. La cucina è cresciuta quasi in modo definitivo, sono diventata cliente gold member dell'Ikea, e settembre si avvicina. Settembre. Il mese in cui questo sogno si realizzerà. Un sogno inseguito per anni.
L'obiettivo era uscire di casa prima dei 30, e per breve tempo, qualche decennio di mesi fa, è successo; ma è stato temporaneo. Un po' come quando decisi che dovevo laurearmi a 25 anni, e poi avvenne a ottobre, quando il 6, dopo il 2, era già arrivato. Ma alla fine non è poi così grave, si tratta solo di un lievissimo ritardo sulla tabella di marcia.
venerdì 30 luglio 2010
mercoledì 28 luglio 2010
Ti amo campionato
Non ce n'è. Se questo vuol dire essere un'italiana media, va bene, lo accetto, vi aderisco con forza. Ma amo il calcio e non ci posso fare niente.
E' proprio l'estate la stagione in cui me ne rendo conto davvero. Non che in inverno, per esempio, non ne sia consapevole, visto che passo 9 ore allo stadio in media 4 volte al mese, morta di freddo, in piedi, con le estremità insensibili, di pomeriggio ma spesso, più stesso, di sera, fino a tardi. Ma in estate...come mi manca!
Ho il vividissimo ricordo della mia adolescenza, quando ci si ritrovava al bar di pomeriggio e si passavano, seduti mangiando ghiaccioli, lunghissime ore ad analizzare una Gazzetta sottilissima fatta di sole illazioni di mercato. Ore che passavano lente, come lenti eravamo noi, nel caldo, nelle poche chiacchiere. Pochi movimenti, le dita sporche di inchiostro, il giornale smembrato, e ancora, quasi, non esisteva il fantacalcio. L'estate è così anche adesso, solo che non ho più tutto quel tempo da passare tra un muretto e una sedia di plastica, tra sguardi obliqui e biciclette. Ma lo spirito è intatto.
Stasera c'è il sorteggio del calendario. Nessuna testa di serie, tutte uguali di fronte all'urna, sul modello della Premiere League. Partite dal venerdì al lunedì, per la gioia della tv e tanto per diminuire il senso della mia tesi di laurea ancora di un po', ma tanto è già stata declassata a fermaporte da molto tempo. Si prevedono, anche per quest'anno, tante e tante sere. Eppure non vedo l'ora.
Ti amo, campionato!
E' proprio l'estate la stagione in cui me ne rendo conto davvero. Non che in inverno, per esempio, non ne sia consapevole, visto che passo 9 ore allo stadio in media 4 volte al mese, morta di freddo, in piedi, con le estremità insensibili, di pomeriggio ma spesso, più stesso, di sera, fino a tardi. Ma in estate...come mi manca!
Ho il vividissimo ricordo della mia adolescenza, quando ci si ritrovava al bar di pomeriggio e si passavano, seduti mangiando ghiaccioli, lunghissime ore ad analizzare una Gazzetta sottilissima fatta di sole illazioni di mercato. Ore che passavano lente, come lenti eravamo noi, nel caldo, nelle poche chiacchiere. Pochi movimenti, le dita sporche di inchiostro, il giornale smembrato, e ancora, quasi, non esisteva il fantacalcio. L'estate è così anche adesso, solo che non ho più tutto quel tempo da passare tra un muretto e una sedia di plastica, tra sguardi obliqui e biciclette. Ma lo spirito è intatto.
Stasera c'è il sorteggio del calendario. Nessuna testa di serie, tutte uguali di fronte all'urna, sul modello della Premiere League. Partite dal venerdì al lunedì, per la gioia della tv e tanto per diminuire il senso della mia tesi di laurea ancora di un po', ma tanto è già stata declassata a fermaporte da molto tempo. Si prevedono, anche per quest'anno, tante e tante sere. Eppure non vedo l'ora.
Ti amo, campionato!
lunedì 26 luglio 2010
Riti della Provincia
La festa del paese è come Natale. Ci si vede tutti, ci si saluta tutti, e anche se non ci si saluta ci si conosce tutti. Spesso non si sente neanche troppo il bisogno di guardarsi in giro, perchè è come essere un branco di pesci che nuota, con naturalezza, nel proprio elemento. Alla fine, ma proprio in fondo, ci vogliamo tutti bene e il pettegolezzo brutto, becero, cattivo esiste, ma è confinato a 4 ignoranti. Tuttavia, proprio per questa unità di tessuto sociale, spiccano le novità. Che sono di solito legate alle coppie: i figli che sono arrivati, quelle che si sono separate, quelle che si sono formate. Quest'anno abbiamo visto anche una sposa, o meglio, uno sposo, al bagliore dei fuochi di artificio. Insomma, materia per amabili e meno amabili conversazioni c'è sempre.
L'anno scorso non la pensavo per niente così. L'anno scorso ero vittima di quei 4 ignoranti. Non andavo in giro pensando ai fuochi, a bere da una bottiglia e al giro a piedi da fare, ma ho guardato negli occhi ogni singola persona che incrociavo. Perchè quando ricevi telefonate anonime, cui rispondono i tuoi familiari, e queste telefonate si riferiscono chiaramente a fatti circoscritti, e soprattutto quando hai la sensazione che tutti ti guardino in modo strano e brancoli nel buio...Non pensi per niente all'amore cosmico. Per fortuna quei momenti sono lontanissimi.
Oggi, invece, ringrazio questi riti di Provincia. Questo, come il concerto di sabato, in cui si balla e si canta, sempre, in un'altra grande famiglia, un po' più eterogenea. Mi rendo conto, mai come quest'anno, che si tratta di momenti di confronto e di crescita. Stare bene nonostante i cambiamenti, voler bene a chi c'è sempre stato, ma anche a chi ha appena fatto capolino, sinceramente.
L'anno scorso non la pensavo per niente così. L'anno scorso ero vittima di quei 4 ignoranti. Non andavo in giro pensando ai fuochi, a bere da una bottiglia e al giro a piedi da fare, ma ho guardato negli occhi ogni singola persona che incrociavo. Perchè quando ricevi telefonate anonime, cui rispondono i tuoi familiari, e queste telefonate si riferiscono chiaramente a fatti circoscritti, e soprattutto quando hai la sensazione che tutti ti guardino in modo strano e brancoli nel buio...Non pensi per niente all'amore cosmico. Per fortuna quei momenti sono lontanissimi.
Oggi, invece, ringrazio questi riti di Provincia. Questo, come il concerto di sabato, in cui si balla e si canta, sempre, in un'altra grande famiglia, un po' più eterogenea. Mi rendo conto, mai come quest'anno, che si tratta di momenti di confronto e di crescita. Stare bene nonostante i cambiamenti, voler bene a chi c'è sempre stato, ma anche a chi ha appena fatto capolino, sinceramente.
sabato 24 luglio 2010
Demeriti affettivi
Ci sono persone, invece, che non meritano niente. Meglio. Che non meritano un cazzo.
Non ho ancora capito, non lo capirò mai, per fortuna, cosa spinge una persona alla meschinità bieca. A quella voglia, morbosa, mai sedata, mai sazia, di fare del male agli altri. Non importa a chi, ma di fare del male. Una volta può succedere di ferire qualcuno. Può succedere involontariamente, ma anche no...siamo tutti umani, e l'amore cosmico è difficile da perseguire, ci vuole troppo impegno a volte.
Ma c'è gente che pratica il male con metodo, distribuendolo equamente tra gli amici, che diventano ex amici, ma che misteriosamente vengono rimpiazzati da altri, prossime vittime sacrificali del male.
Io non lo so, e non lo voglio sapere nemmeno, che cosa ti passa per la testa, quando inizi a intessere le tue tele. Non capisco che piacere perverso provi a inventarti storielle e ingigantire fatti che feriranno non una, ma tante persone, anche famiglie intere. Non credo tu stia lì a pensare quando dici, e fai certe cose.
Subdolamente conquisti la fiducia delle persone, persino la loro devozione, perchè hai un fare magnetico, carismatico, di cui ne sei ben consapevole. Tieni in alto i tuoi "amici" sul palmo della mano, quel tanto che basta a farli sentire importanti e poi...la rovesci e li lasci cadere, con un ghigno.
Ti dirò una cosa. Per quanto tu sia una persona fortunata, per quanto ci saranno sempre altre persone che ti vogliono sinceramente bene, qualunque cosa tu faccia, prima o poi qualcuno farà la stessa cosa a te. La differenza è che gli altri, le persone normali, per un attimo penseranno che giustizia è fatta, ma non danzeranno sul tuo cadavere, cosa che puntualmente, ogni volta, da iena ridens, fai tu.
Non ho ancora capito, non lo capirò mai, per fortuna, cosa spinge una persona alla meschinità bieca. A quella voglia, morbosa, mai sedata, mai sazia, di fare del male agli altri. Non importa a chi, ma di fare del male. Una volta può succedere di ferire qualcuno. Può succedere involontariamente, ma anche no...siamo tutti umani, e l'amore cosmico è difficile da perseguire, ci vuole troppo impegno a volte.
Ma c'è gente che pratica il male con metodo, distribuendolo equamente tra gli amici, che diventano ex amici, ma che misteriosamente vengono rimpiazzati da altri, prossime vittime sacrificali del male.
Io non lo so, e non lo voglio sapere nemmeno, che cosa ti passa per la testa, quando inizi a intessere le tue tele. Non capisco che piacere perverso provi a inventarti storielle e ingigantire fatti che feriranno non una, ma tante persone, anche famiglie intere. Non credo tu stia lì a pensare quando dici, e fai certe cose.
Subdolamente conquisti la fiducia delle persone, persino la loro devozione, perchè hai un fare magnetico, carismatico, di cui ne sei ben consapevole. Tieni in alto i tuoi "amici" sul palmo della mano, quel tanto che basta a farli sentire importanti e poi...la rovesci e li lasci cadere, con un ghigno.
Ti dirò una cosa. Per quanto tu sia una persona fortunata, per quanto ci saranno sempre altre persone che ti vogliono sinceramente bene, qualunque cosa tu faccia, prima o poi qualcuno farà la stessa cosa a te. La differenza è che gli altri, le persone normali, per un attimo penseranno che giustizia è fatta, ma non danzeranno sul tuo cadavere, cosa che puntualmente, ogni volta, da iena ridens, fai tu.
venerdì 23 luglio 2010
Meritocrazia affettiva
Ci sono persone che meritano davvero di essere felici. Di raggiungere quello stato di benessere che fa brillare gli occhi, di afferrarla, la benedetta felicità, anche solo per un istante (perchè io in realtà son una superfan di Schopenhauer, quindi...).
Ci sono persone sulla cui strada succede di tutto. Che vengono colpiti da lutti che cambiano, economie poco rosee, lavori precari, amori infranti, amicizie interrotte. Tutte quelle cose cui i genitori non pensano, quando mettono al mondo un figlio, ma che accadono. E spesso, tutte le reti di protezione del mondo non possono fare nulla per evitare che succedano.
C'è però un'altro tipo di rete che aiuta, in certi momenti di black out. E' quella degli affetti. Perchè, anche quando uno di questi fili si spezza, tragicamente, o per incomprensioni, o per decisioni esterne a noi, ce ne sono altri, molti altri che tengono. Alcuni più fini, altri che sembravano tali ma che sono insospettabilmente robusti, altri che rappresentano da sempre quelli principali. E più ce ne sono, meglio è. E dopo certe tragedie alcuni scompaiono misteriosamente, e con il tempo impari a non sentirne la mancanza. Altri, invece, si aggiungono, e non te lo aspettavi.
La nostra capacità di sopravvivenza sta proprio nel costruirli, questi legami, in tempi non sospetti, cioè quando tutto va bene. La forza di andare avanti sta in quello che dai, e in quello che ti torna. Per questo ci vorrebbe sempre tanta, tanta onestà verso gli altri. Pensare sempre, e prima di tutto, al loro bene, perchè se si ama davvero qualcuno prima di tutto deve esserci la sua felicità, e deve esserci la ferma convinzione che tutto quello che lui, o lei, ha condiviso con te, è stato sempre privo di nuvole. Sospendere il giudizio, perchè potrebbe capitare a te, domani. Immedesimarsi, senza commenti. Ma sapere anche quando è il caso di togliere il disturbo.
Ci sono persone sulla cui strada succede di tutto. Che vengono colpiti da lutti che cambiano, economie poco rosee, lavori precari, amori infranti, amicizie interrotte. Tutte quelle cose cui i genitori non pensano, quando mettono al mondo un figlio, ma che accadono. E spesso, tutte le reti di protezione del mondo non possono fare nulla per evitare che succedano.
C'è però un'altro tipo di rete che aiuta, in certi momenti di black out. E' quella degli affetti. Perchè, anche quando uno di questi fili si spezza, tragicamente, o per incomprensioni, o per decisioni esterne a noi, ce ne sono altri, molti altri che tengono. Alcuni più fini, altri che sembravano tali ma che sono insospettabilmente robusti, altri che rappresentano da sempre quelli principali. E più ce ne sono, meglio è. E dopo certe tragedie alcuni scompaiono misteriosamente, e con il tempo impari a non sentirne la mancanza. Altri, invece, si aggiungono, e non te lo aspettavi.
La nostra capacità di sopravvivenza sta proprio nel costruirli, questi legami, in tempi non sospetti, cioè quando tutto va bene. La forza di andare avanti sta in quello che dai, e in quello che ti torna. Per questo ci vorrebbe sempre tanta, tanta onestà verso gli altri. Pensare sempre, e prima di tutto, al loro bene, perchè se si ama davvero qualcuno prima di tutto deve esserci la sua felicità, e deve esserci la ferma convinzione che tutto quello che lui, o lei, ha condiviso con te, è stato sempre privo di nuvole. Sospendere il giudizio, perchè potrebbe capitare a te, domani. Immedesimarsi, senza commenti. Ma sapere anche quando è il caso di togliere il disturbo.
giovedì 22 luglio 2010
Maniaci (veri) sul fiume
Roberto non è un eroe. E' una persona normalissima, con una compagna, due figli, un negozio, mille progetti, ma decisamente non un eroe. Un uomo che, un pomeriggio, decide di andare con lei al Ticino. Ora, per chi non abita nella nostra zona, il Ticino era un tempo frequentatissimo, perchè le acque fresche e limpide (non per niente lo si chiama "fiume azzurro") permettevano il bagno e una serie infinita di scampagnate oceaniche. Oggi l'acqua è ancora abbastanza pulita, e chi può, in alternativa economica alla piscina, ci fa sempre volentieri un bagnetto. Alternativa economica e solitaria, un po' wild forse, ma senza adolescenti in prede a tempeste ormonali di fianco (vedi qualche post fa).
Insomma, arrivano e cercano un posto "tra i prioni e le zanzare". C'è una ragazza con un piccolo ombrellone, ce ne sono altre, di persone, sparse sulla spiaggia sassosa. Appena si siedono si avvicina uno di questi e avverte: lo vedete quel tizio? Lo dico per lei, signora...forse è meglio che vi spostiate, quello lì è sempre qui a spiare le donne.
Uhmmm...davvero? A Roberto scatta qualcosa. Con lei entrano nel fiume, si fanno trascinare un po' per la corrente ed escono un po' più a valle. Lei saltella tra i sassi, lui ha lo sguardo fisso sullo sconosciuto. Può avere 20, 25 anni. Legge un libro, da quando sono arrivati. Lo legge in modo strano però: lo tiene ben fermo e sollevato davanti agli occhi, è distratto, lo sposta di lato e non gira pagina. Roberto si avvicina pian piano. Il tizio continua a sbirciare oltre il libro...la ragazza con l'ombrellone. La bella ragazza sola, abbronzata e a tratti in tolpless, a mollo sulla riva. Ma perchè non abbassa il libro? Ma che cos'ha il libro sulla copertina? Sembra una...finestra...
Roberto adesso è vicinissimo e di colpo capisce e lo vede: lui, l'essere, sta armeggiando con una fotocamera, inserita nel finto libro.
A questo punto si avvicina. Cosa leggi? Fammi vedere l'autore, mi interessa. Quello sbianca all'istante: no no, me ne vado, vado via subito. Ma dai, ti ho solo chiesto di dirmi cosa stai leggendo, perchè stai leggendo, no? Sì....ehm...no....vado...vado via. Certo che te ne vai, immadiatamente; ma la macchina fotografica resta con me. Sparisci dalla mia vista, se non vuoi che ti prenda a calci.
Qualcuno starà pensando: solo? Perchè non staccargli la testa? Voleva farlo la ragazza, avvisata di essere stata spiata, fotografata e filmata in un centinaio di modi per tutto il pomeriggio. Anche io, per la verità. Non so quanto avrei urlato, come avrei reagito. L'avrei denunciato, l'ho fatto per molto meno. Eppure il sangue freddissimo di Roberto deve aver fatto lo stesso i suoi effetti. Lui ha pensato alla compagna, ma soprattutto ai suoi figli. Se avesse trovato foto di bambini avrebbe agito diversamente, mi ha confessato. Io penso solo che è inquietante il quadro che mi si è profilato davanti della tranquilla, placida e provinciale Valle del Ticino.
Insomma, arrivano e cercano un posto "tra i prioni e le zanzare". C'è una ragazza con un piccolo ombrellone, ce ne sono altre, di persone, sparse sulla spiaggia sassosa. Appena si siedono si avvicina uno di questi e avverte: lo vedete quel tizio? Lo dico per lei, signora...forse è meglio che vi spostiate, quello lì è sempre qui a spiare le donne.
Uhmmm...davvero? A Roberto scatta qualcosa. Con lei entrano nel fiume, si fanno trascinare un po' per la corrente ed escono un po' più a valle. Lei saltella tra i sassi, lui ha lo sguardo fisso sullo sconosciuto. Può avere 20, 25 anni. Legge un libro, da quando sono arrivati. Lo legge in modo strano però: lo tiene ben fermo e sollevato davanti agli occhi, è distratto, lo sposta di lato e non gira pagina. Roberto si avvicina pian piano. Il tizio continua a sbirciare oltre il libro...la ragazza con l'ombrellone. La bella ragazza sola, abbronzata e a tratti in tolpless, a mollo sulla riva. Ma perchè non abbassa il libro? Ma che cos'ha il libro sulla copertina? Sembra una...finestra...
Roberto adesso è vicinissimo e di colpo capisce e lo vede: lui, l'essere, sta armeggiando con una fotocamera, inserita nel finto libro.
A questo punto si avvicina. Cosa leggi? Fammi vedere l'autore, mi interessa. Quello sbianca all'istante: no no, me ne vado, vado via subito. Ma dai, ti ho solo chiesto di dirmi cosa stai leggendo, perchè stai leggendo, no? Sì....ehm...no....vado...vado via. Certo che te ne vai, immadiatamente; ma la macchina fotografica resta con me. Sparisci dalla mia vista, se non vuoi che ti prenda a calci.
Qualcuno starà pensando: solo? Perchè non staccargli la testa? Voleva farlo la ragazza, avvisata di essere stata spiata, fotografata e filmata in un centinaio di modi per tutto il pomeriggio. Anche io, per la verità. Non so quanto avrei urlato, come avrei reagito. L'avrei denunciato, l'ho fatto per molto meno. Eppure il sangue freddissimo di Roberto deve aver fatto lo stesso i suoi effetti. Lui ha pensato alla compagna, ma soprattutto ai suoi figli. Se avesse trovato foto di bambini avrebbe agito diversamente, mi ha confessato. Io penso solo che è inquietante il quadro che mi si è profilato davanti della tranquilla, placida e provinciale Valle del Ticino.
mercoledì 21 luglio 2010
Gli amici pazzi
Solo al pensiero mi vien da ridere. Il pensiero di questa compagnia di ragazzi che entrano, un venerdì sera, in una villa storica, nel cui giardino e sotto i cui alberi c'è una serata easychic con dj, cocktail, tavolini e sdraio e poltroncine. Entrano e si intrufolano in questa folla di gente in sintonia con l'ambiente presentandosi come "Mister Bombetta e i suoi amici pazzi". Brilli, brillanti, mascherati.
Prima, in ordine temporale, c'era stata un'altra apparizione in un locale all'aperto, in cui non c'erano stati travestimenti, ma una Sabrina divertita e ubriaca.
Dopo, foward veloce, c'è la grigliata in montagna di domenica. Siamo riusciti ad arrivare oltre mezzogiorno, far sloggiare una coppia ancora con il boccone tra i denti dal loro tavolo, metter carne sul fuoco per 4 ore e festeggiare un compleanno in fascia tricolore.
Eppure non rende. Non riesco a rendere il divertimento, un divertimento puro, non scemo, non vuoto, ma pieno. Loro sono tanti e anche molto diversi tra loro. Sono diretti e sinceri, e dei veri maestri del doppio senso. Io e la Manu siamo compagne di merende, non c'è filtro, ed è per questo che siamo così colpite da questa spontaneità. Non c'è gioco delle parti, non ci sono pose e atteggiamenti. I travestimenti restano all'esterno, fanno parte della goliardia. Per il resto si respira aria pura, come quella di domenica a Brusson. Si prospetta una bella vacanza marina...
Prima, in ordine temporale, c'era stata un'altra apparizione in un locale all'aperto, in cui non c'erano stati travestimenti, ma una Sabrina divertita e ubriaca.
Dopo, foward veloce, c'è la grigliata in montagna di domenica. Siamo riusciti ad arrivare oltre mezzogiorno, far sloggiare una coppia ancora con il boccone tra i denti dal loro tavolo, metter carne sul fuoco per 4 ore e festeggiare un compleanno in fascia tricolore.
Eppure non rende. Non riesco a rendere il divertimento, un divertimento puro, non scemo, non vuoto, ma pieno. Loro sono tanti e anche molto diversi tra loro. Sono diretti e sinceri, e dei veri maestri del doppio senso. Io e la Manu siamo compagne di merende, non c'è filtro, ed è per questo che siamo così colpite da questa spontaneità. Non c'è gioco delle parti, non ci sono pose e atteggiamenti. I travestimenti restano all'esterno, fanno parte della goliardia. Per il resto si respira aria pura, come quella di domenica a Brusson. Si prospetta una bella vacanza marina...
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