Ci sono dei non-luoghi che sono diventati luoghi, soprattutto per quelli della mia generazione.
I centri commerciali, per esempio. Io li considero dei non-luoghi, non ci andrei mai a passarci le giornate, a meno che non debba comprare qualche cosa, o non ci debba lavorare dentro.
La prima volta in cui ho lavorato, in un centro commerciale, ero universitaria. E allora chiudermi in un posto tutto neon mi faceva una certa impressione. Mi mancavano le vetrine, quelle che però fanno entrare il sole, non quelle che si affacciano su finti corridoi. Poi, ovviamente, la sensazione strana si è modificata sempre più, ma non riesco comunque a passarci troppo tempo, neanche quando c'è il cinema annesso, o il ristorante.
Invece molti lo fanno. Ma c'è di più. Molti ci vivono, dentro. Perchè lì hanno il lavoro regolare, o un bar, o fanno servizio sicurezza, o solo per puro piacere di vedere la merce via via diversa. C'è proprio un microcosmo. E quindi vanno a farci colazione, al centro commerciale. Incontrano i colleghi, anche quando non sono in turno. Pranzano e cenano. E si innamorano.
Per Gianpiero è stato così. Lui fa sicurezza alle Gru di Grugliasco, un posto che non ho mai visto e che non è in cima ai miei pensieri, ma resta un po' avvolto nel mito, perchè è stato uno dei pù grandi centri piemontesi e uno dei primi. Lì ha conosciuto la fidanzata, che lavora al banco gastronomia di uno dei punti vendita. Che si è fatta avanti perchè era gelosa che lui parlasse e scherzasse un po' troppo con la panettiera. La loro vita è ruotata per molto tempo su turni, pause, orari, sguardi ed equilibri - lo diciamo agli altri sì o no? - e poi, piano piano, si è costruita uno spazio anche fuori. Che sta crescendo di importanza, ridimensionando il microcosmo del centro commerciale. Con una casa insieme, i viaggi, i parenti...
Ma vallo a dire a loro, che il centro commerciale è un non-luogo.
lunedì 21 giugno 2010
giovedì 17 giugno 2010
Nuovi luoghi/1
Ho trasformato il twitter nel mio diario del cuore.
Ho avuto il mio bravo diario segreto, alle medie.
Il difficile era nascondere la chiave, la mamma aveva occhi in ogni dove. O meglio, mi sembrava che fosse così. Quella chiave, che chiudeva una serratura che in realtà si apriva con qualsiasi cosa, è finita incastrata in un portagioie. Nascondere poi cosa...un flusso di pensieri del tutto innocenti, quasi poco spontanei, perchè comunque il timore di essere letti, di venire scoperti, operava un sacco di censura.
Oggi, invece, il twitter è diventato il mio diario. Pubblico all'ennesima potenza ma, ed è questo il segreto, la brevità dei tweets me lo rende innocuo. La volta in cui li ho letti tutti di fila, quei pensieri, mi sono spaventata. Mi hanno colpito perchè...sono proprio io. Senza censure. Senza chiavi e senza serrature. E' solo il cuore che resta in gabbia.
Ho capito che, inevitabilmente, per stare bene devo comunicare. Questo mi ha procurato, soprattutto in passato, un bel po' di problemi. Ai tempi dell'oratorio ero la pettegola (e per questo ho ricevuto il più terribile regalo che una persona possa mai ricevere. Peccato che per i miei amici fosse divertente), anche quando non ero io a parlare. Poi, con gli amici, sono sempre stata...high confident. Mi piace condividere le mie emozioni, perchè, per come la vedo io, la confidenza cementifica il legame. E spesso questo mi ha portato male, malissimo, perchè incularti quando mostri il tuo intimo è più facile. Con grande pena di chi mi vuole bene veramente.
Poi è arrivato il grande amore, che è stato subito il grande amico, contemporaneamente. E quando tutto è finito, il dolore è stato doppio.
Tuttavia, nonostante tutto, nonostante gli insegnamenti che ho raccolto, il tesoro che ho messo da parte, e gli amici veri, e quelli che sono scomparsi...resterò quella che sono.
In altri luoghi, strani o nuovi, con altre persone o con gli stessi...non smetterò di comunicare. Questa sono io.
Ho avuto il mio bravo diario segreto, alle medie.
Il difficile era nascondere la chiave, la mamma aveva occhi in ogni dove. O meglio, mi sembrava che fosse così. Quella chiave, che chiudeva una serratura che in realtà si apriva con qualsiasi cosa, è finita incastrata in un portagioie. Nascondere poi cosa...un flusso di pensieri del tutto innocenti, quasi poco spontanei, perchè comunque il timore di essere letti, di venire scoperti, operava un sacco di censura.
Oggi, invece, il twitter è diventato il mio diario. Pubblico all'ennesima potenza ma, ed è questo il segreto, la brevità dei tweets me lo rende innocuo. La volta in cui li ho letti tutti di fila, quei pensieri, mi sono spaventata. Mi hanno colpito perchè...sono proprio io. Senza censure. Senza chiavi e senza serrature. E' solo il cuore che resta in gabbia.
Ho capito che, inevitabilmente, per stare bene devo comunicare. Questo mi ha procurato, soprattutto in passato, un bel po' di problemi. Ai tempi dell'oratorio ero la pettegola (e per questo ho ricevuto il più terribile regalo che una persona possa mai ricevere. Peccato che per i miei amici fosse divertente), anche quando non ero io a parlare. Poi, con gli amici, sono sempre stata...high confident. Mi piace condividere le mie emozioni, perchè, per come la vedo io, la confidenza cementifica il legame. E spesso questo mi ha portato male, malissimo, perchè incularti quando mostri il tuo intimo è più facile. Con grande pena di chi mi vuole bene veramente.
Poi è arrivato il grande amore, che è stato subito il grande amico, contemporaneamente. E quando tutto è finito, il dolore è stato doppio.
Tuttavia, nonostante tutto, nonostante gli insegnamenti che ho raccolto, il tesoro che ho messo da parte, e gli amici veri, e quelli che sono scomparsi...resterò quella che sono.
In altri luoghi, strani o nuovi, con altre persone o con gli stessi...non smetterò di comunicare. Questa sono io.
mercoledì 16 giugno 2010
Non esente da tasse e curiosità
Ce l'ho fatta. Anche quest'anno il fisco non mi arresterà. Mi sono districata da CUD vari, ritenute, diritti d'autore (??) con l'aiuto di un fortissimo commercialista, in un ufficietto di Milano che dà su una scuola, anche abbastanza in fretta, nonostante i gridolini allegri degli scolaretti.
Anche per quest'anno mi sono riconfermata la disordinata di sempre, ma tanto si sa che i disordinati trovano sempre tutto, perchè sanno, più o meno, dove hanno..."archiviato" delle cose, che di solito sono cose di qualsiasi genere. E infatti ho trovato tutto tra fotografie, testimonianze di viaggi vari, sottobicchieri, inutili ricevute bancarie, numeri e numeri di contatti che prima o poi scriverò tutti in un posto (quale, non è dato sapere).
In ogni caso, il punto è che ho sistemato tutto. E adesso, anche se il tempo non è il massimo, attendo la pausa pranzo di Silvia per due chiacchiere. Il lavoro mi attende più tardi e fino a mezzanotte.
Stavo girovagando così, per via della Moscova cercando di capire come evitare il più possibile di guardare vetrine, quando ho scoperto questo luogo. La Mediateca di Santa Teresa. La sezione della Biblioteca Nazionale Braidense dedicata ai nuovi media. Posso forse non cacciare dentro il naso a questo ex convento? Ma certo che no. E allora curioso un po', prendo un opuscolo, mi registro, ed eccomi qui, attaccata gratuitamente alla rete. In una ex chiesa dalla pianta greca, bianca con la cupola centrale, le postazioni a cerchio e sui lati e al piano superiore. Perchè di tempo ne ho pochino, ma le teche Rai, le opere del Piccolo Teatro, film e documentari sono qui, oltre ad una monumentale emeroteca digitale. A due passi dal Corriere della Sera. E io non ne sapevo proprio nulla.
Sono proprio una giornalaia da strapazzo.
Anche per quest'anno mi sono riconfermata la disordinata di sempre, ma tanto si sa che i disordinati trovano sempre tutto, perchè sanno, più o meno, dove hanno..."archiviato" delle cose, che di solito sono cose di qualsiasi genere. E infatti ho trovato tutto tra fotografie, testimonianze di viaggi vari, sottobicchieri, inutili ricevute bancarie, numeri e numeri di contatti che prima o poi scriverò tutti in un posto (quale, non è dato sapere).
In ogni caso, il punto è che ho sistemato tutto. E adesso, anche se il tempo non è il massimo, attendo la pausa pranzo di Silvia per due chiacchiere. Il lavoro mi attende più tardi e fino a mezzanotte.
Stavo girovagando così, per via della Moscova cercando di capire come evitare il più possibile di guardare vetrine, quando ho scoperto questo luogo. La Mediateca di Santa Teresa. La sezione della Biblioteca Nazionale Braidense dedicata ai nuovi media. Posso forse non cacciare dentro il naso a questo ex convento? Ma certo che no. E allora curioso un po', prendo un opuscolo, mi registro, ed eccomi qui, attaccata gratuitamente alla rete. In una ex chiesa dalla pianta greca, bianca con la cupola centrale, le postazioni a cerchio e sui lati e al piano superiore. Perchè di tempo ne ho pochino, ma le teche Rai, le opere del Piccolo Teatro, film e documentari sono qui, oltre ad una monumentale emeroteca digitale. A due passi dal Corriere della Sera. E io non ne sapevo proprio nulla.
Sono proprio una giornalaia da strapazzo.
domenica 13 giugno 2010
It's time. Un tempo di gioia

Ho aspettato qualche giorno, lo ammetto, prima di azzardarmi a scrivere qualcosa su questi Mondiali. Ho atteso le prime partite per vedere cosa offrivano. Mica troppo.
C'è stato l'allenatore dimissionario del più grande club italiano che nella sua ultima conferenza stampa in un ameno centro sportivo della provincia di Como ha detto che le nazionali non danno mai il meglio di sè, perchè lo spirito di squadra non c'è, è difficile da costruire, a differenza di quello che succede nelle singole squadre dei campionati nazionali. Tutti si sono stupiti per l'ardire di queste dichiarazioni (anche se il soggetto ci ha abituati a ben altro), ma devo ammettere che anche su questo il mio amato mister aveva ragione.
Non discuto lo spirito e la serietà dei giocatori e la loro devozione per una competizione del genere, ma a tre giorni dall'inizio delle gare il pollice è verso. Vedremo nei prossimi, vincerà che riuscirà a costruirlo, questo spirito di gruppo, come successe esattamente per l'Italia 4 anni fa.
Già da subito è chiaro che il Mondiale 2010 sarà ricordato per ben altro. Stanno a zero le conferenze stampa dei più titolati, le velleità di Capello, i capricci di Maradona, gli addii anticipati di Gattuso, Maicon che vuole il sesto titolo. Zero, azzerate dal ronzio da vesponi dei vuvuzuelas.
E' il continente africano il vero protagonista, il valore semantico di questa manifestazione.
Il colore, il rumore, la velocità in campo dei suoi rappresentanti, ma soprattutto la gioia.
Non ci sono schemi, non ci sono tattiche dialettiche fuori dal campo, sembra inesistente la tensione agonistica (che a loro non taglia le gambe). C'è la raggiante felicità di essere protagonisti nei confronti del mondo, con tante squadre che non risolvono tutti i problemi delle nazioni che rappresentano, per carità, ma che sono lì, e anche se non avanzeranno nel torneo insegnano moltissimo alle altre.
Quella danza nel tunnel dei Sudafricani, prima della partita inaugurale. Non solo dei giocatori, ma anche dello staff tecnico, di una mami con le treccine e di sorridenti dirigenti. Quella è la gioia. Da pelle d'oca, la stessa di Zuma, nell'annuncio dell'apertura della manifestazione. E la pelle d'oca non ha colore.
sabato 12 giugno 2010
Coito intercettum
Certo che sorvolare su una cosa come il disegno di legge sulle intercettazioni, per una che vorrebbe, o parrebbe, essere una giornalista, è come guidare a fari spenti nella notte per vedere, se poi, è tanto difficile...
Ora, prima di tutto, la scemata. Se uno non ha niente da nascondere, che gli frega di essere intercettato? Uno, due scheletri nell'armadio ce l'abbiamo tutti. Anni fa, molti anni fa, quando nacquero i primi telefonini (il Giurassico, ma ho una notizia per alcuni di voi: non c'è stato un cellulare nella mia adolescenza!! Incredibile, eh?) arrivò nel giro di poco nelle edicole un libretto tremendo: "Italia ti ascolto". Non so come fece a capitarea casa mia. Raccoglieva intercettazioni telefoniche random, ma l'autore aveva selezionato minuziosamente le più schifose, oscene, sciatte e maleducate telefonate, che scritte erano anche più brutte. Un libro inutile, da voyeristi.
Che si dovrebbe fare oggi a quel furbo raccoglitore di affari altrui? Perchè quelle erano agghiaccianti scemenze, da gesso scricchiolante sulla lavagna. Adesso che si fa? Ancora impossibile saperlo con certezza, il testo era alla Camera, è stato modificato profondamente al Senato, ritornerà alla Camera e chissà. Luglio, o settembre, e sapremo. Sapremo se le cose utili, e non quelle inutili, ci saranno precluse. Potremmo sempre ripiegare sulle oscenità.
Nel mio servizio di stewarding (anche se sarebbe meglio dire...hostessing) allo stadio quest'anno ho conosciuto un bel ragazzone originario di Martinica. Da sei mesi in Italia, per amore, un italiano invidiabile e una gran voglia di scappare in Francia. Voi qui siete dei creduloni, mi ha detto. Un popolo così intelligente, e sveglio, e aperto, che si beve delle storie incredibili. Ma perchè? Non ho saputo rispondere. Ero scioccata. Per la prima volta un non italiano non è innamorato dell'italianità. Nessun violino, nessuna ovvietà alla pizza&mandolino, ma una fotografia estremamente precisa di quello che siamo. Diventati. Narcotizzati.
Ora, prima di tutto, la scemata. Se uno non ha niente da nascondere, che gli frega di essere intercettato? Uno, due scheletri nell'armadio ce l'abbiamo tutti. Anni fa, molti anni fa, quando nacquero i primi telefonini (il Giurassico, ma ho una notizia per alcuni di voi: non c'è stato un cellulare nella mia adolescenza!! Incredibile, eh?) arrivò nel giro di poco nelle edicole un libretto tremendo: "Italia ti ascolto". Non so come fece a capitarea casa mia. Raccoglieva intercettazioni telefoniche random, ma l'autore aveva selezionato minuziosamente le più schifose, oscene, sciatte e maleducate telefonate, che scritte erano anche più brutte. Un libro inutile, da voyeristi.
Che si dovrebbe fare oggi a quel furbo raccoglitore di affari altrui? Perchè quelle erano agghiaccianti scemenze, da gesso scricchiolante sulla lavagna. Adesso che si fa? Ancora impossibile saperlo con certezza, il testo era alla Camera, è stato modificato profondamente al Senato, ritornerà alla Camera e chissà. Luglio, o settembre, e sapremo. Sapremo se le cose utili, e non quelle inutili, ci saranno precluse. Potremmo sempre ripiegare sulle oscenità.
Nel mio servizio di stewarding (anche se sarebbe meglio dire...hostessing) allo stadio quest'anno ho conosciuto un bel ragazzone originario di Martinica. Da sei mesi in Italia, per amore, un italiano invidiabile e una gran voglia di scappare in Francia. Voi qui siete dei creduloni, mi ha detto. Un popolo così intelligente, e sveglio, e aperto, che si beve delle storie incredibili. Ma perchè? Non ho saputo rispondere. Ero scioccata. Per la prima volta un non italiano non è innamorato dell'italianità. Nessun violino, nessuna ovvietà alla pizza&mandolino, ma una fotografia estremamente precisa di quello che siamo. Diventati. Narcotizzati.
giovedì 10 giugno 2010
Ai bis-genitori
Qualche tempo fa avevo scritto dell'Amore, quello con la A maiuscola.
Era settembre, l'occasione era un matrimonio. Giovani gli sposi, ma con già un bel percorso insieme alle spalle. Una giornata volata in un soffio perchè perfetta, e io, e noi famiglia, rapiti da questo sentimento, così forte.
Tanto forte che ha subito fatto loro il dono della maternità e della paternità. Tanto speciale che il regalo è stato doppio, e completo.
Sono nati due gemellini, la scorsa settimana. Un maschio e una femmina, simili ma diversi tra loro. Ci hanno messo poco ad adattarsi al vasto mondo esterno, rispetto allo spazio angusto cui erano abituati, anche se non hanno perso l'abitudine di tenersi con le manine il mento, o di accarezzarsi la tempia, delizioso modo di coccolarsi che spero non perderanno mai. Dormono e mangiano, la piccola scalcia e il pupo è una rockstar con la crestina bionda, ma quando spalancano quegli occhi, sorprendentemente grandi, non si capisce più se siamo noi ad ammirare loro o il contrario.
Lui, l'Amore, non s'è mai allontanato, nel frattempo. Impossibile che lo faccia, d'altra parte. Ha creato una coppia perfetta, e attraverso loro un'altra piccola coppia perfetta. In loro alberga. Intorno, le chiacchiere e i sorrisi e la felicità. Le solite "cose", se così si può dire. Di nuovo e diverso c'è l'incanto, il privilegio, di essere testimoni della perfezione di questo sentimento.
Auguri, bis-genitori.
Era settembre, l'occasione era un matrimonio. Giovani gli sposi, ma con già un bel percorso insieme alle spalle. Una giornata volata in un soffio perchè perfetta, e io, e noi famiglia, rapiti da questo sentimento, così forte.
Tanto forte che ha subito fatto loro il dono della maternità e della paternità. Tanto speciale che il regalo è stato doppio, e completo.
Sono nati due gemellini, la scorsa settimana. Un maschio e una femmina, simili ma diversi tra loro. Ci hanno messo poco ad adattarsi al vasto mondo esterno, rispetto allo spazio angusto cui erano abituati, anche se non hanno perso l'abitudine di tenersi con le manine il mento, o di accarezzarsi la tempia, delizioso modo di coccolarsi che spero non perderanno mai. Dormono e mangiano, la piccola scalcia e il pupo è una rockstar con la crestina bionda, ma quando spalancano quegli occhi, sorprendentemente grandi, non si capisce più se siamo noi ad ammirare loro o il contrario.
Lui, l'Amore, non s'è mai allontanato, nel frattempo. Impossibile che lo faccia, d'altra parte. Ha creato una coppia perfetta, e attraverso loro un'altra piccola coppia perfetta. In loro alberga. Intorno, le chiacchiere e i sorrisi e la felicità. Le solite "cose", se così si può dire. Di nuovo e diverso c'è l'incanto, il privilegio, di essere testimoni della perfezione di questo sentimento.
Auguri, bis-genitori.
lunedì 7 giugno 2010
Tutt'uno con lo scotch di carta
Son due giorni che lo applico ovunque. Lo zoccolino, le finestre, le piastrelle, le piastrine degli interruttori....Tutto quello che sporge dal muro. Che presto sarà imbiancato.
La casa prende sempre più forma. Se Enel smette di prendermi per i fondelli e attiva i miei contratti di luce e gas posso cominciare a riempire la nuovissima cabina armadio, comprare lo specchio e la luce per il bagno, andare a prendere i mobili della cucina.
Per ora, però, è solo scotch di carta. E polvere, e teli per terra, e pezzi di intonaco molle.
Ma l'altro ieri papà ha tirato su la leva del lavandino e l'acqua ha iniziato a sgorgare, così, tranquillamente. Ero a bocca aperta. Come se avessi visto la Madonna. E lui è scoppiato a ridere. Il lavandino, il mio lavandino, che fino a due giorni prima non c'era...funziona. E quella cabina armadio ha già ritrasfomato la fisionomia della stanza da letto che ancora tanto da letto non è.
Insomma, sono tutta un'emozione, e conscia che il lavoro è ancora tanto e la strada ancora lunga. Eppure è lì. Con il mio nome sul citofono.
La casa prende sempre più forma. Se Enel smette di prendermi per i fondelli e attiva i miei contratti di luce e gas posso cominciare a riempire la nuovissima cabina armadio, comprare lo specchio e la luce per il bagno, andare a prendere i mobili della cucina.
Per ora, però, è solo scotch di carta. E polvere, e teli per terra, e pezzi di intonaco molle.
Ma l'altro ieri papà ha tirato su la leva del lavandino e l'acqua ha iniziato a sgorgare, così, tranquillamente. Ero a bocca aperta. Come se avessi visto la Madonna. E lui è scoppiato a ridere. Il lavandino, il mio lavandino, che fino a due giorni prima non c'era...funziona. E quella cabina armadio ha già ritrasfomato la fisionomia della stanza da letto che ancora tanto da letto non è.
Insomma, sono tutta un'emozione, e conscia che il lavoro è ancora tanto e la strada ancora lunga. Eppure è lì. Con il mio nome sul citofono.
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