martedì 20 aprile 2010

Incontri sul Garda

Lo scorso fine settimana sono stata a Desenzano, da sola, in trasferta. Ho accettato al volo il lavoro: tre giorni in riva al Garda a fine aprile! Certo, però, da sola...
Perchè spesso non siamo abituati alla solitudine, o sbaglio? Cioè, facile dire "sto bene con me stesso", finchè si tratta di due ore a oziare sul divano davanti alla tv, o sul balcone a prendere il sole, o in macchina, o in altri piccoli ritagli di una vita affollata, per fortuna, di visi amati e meno amati, conosciuti e appena appena noti.
I viaggi, che siano di lavoro o di puro svago, sono i veri banchi di prova su se stessi: il segreto è non prenderli nel verso sbagliato, come se fossero, cioè, ostacoli insuperabili, sfide difficili; basta attendere che arrivino, e viverli.
E' quello che ho fatto io: ci ho dedicato un paio di pensieri, la scorsa settimana, e poi via.
Ho conosciuto persone molto simpatiche, sia nell'ambito lavorativo, sia al di fuori.
Questo post è dedicato a una di loro: Cristina. Lavora all'hotel in cui ho alloggiato, e dopo poche parole ho capito di aver conosciuto una persona speciale. Ho passato un lungo sabato sera, tra la cena, un karaoke impietoso, la pioggia sulla Golf canna di fucile e il Bingo (sì, il Bingo! Divertentissimo), fino alle 4 del mattino, parlando e ridendo, e ascoltando.
Non so descrivere il bene che mi ha fatto incontrarla: lo si capisce solo quando incontri qualcuno che ha il potere di farti sentire subito bene, che sembra conoscerti da sempre, che ti trasmette energia.
Perchè è questo che siamo noi. Energia. Che tornerà là dove ha avuto origine, si reincarnerà e continuerà ad alimentarsi di incontri, ad arricchirsi. Come è successo a me.
Grazie, Cristina.

lunedì 19 aprile 2010

Eppure non capisco

Ti voglio un mondo di bene.
A guardare indietro, vedo decenni di amicizia. Avvenimenti ed episodi e momenti che, se dovessi metterli in fila, non basterebbe la lunghezza dell'Equatore, tornerei indietro dalla Luna, e forse ancora ne avanzerebbe.
Abbiamo condiviso tutto. Tutta la nostra adolescenza, tutti i problemi e le menate, il treno del mattino, le vacanze, lo sport, anche la casa. Se sono così lo devo anche a te, che mi hai insegnato a sorridere sempre, mi hai insegnato che tutte le persone sono importanti, mi hai insegnato a sognare, a ballare di gioia. Mi hai spronato, mi hai dato consigli. Sei sempre stata al mio fianco.
Ci sono stati dei problemi, ovviamente. Le lunghe storie procedono spedite sulla loro lunga strada, che a volte è tutta curve e piena di buche. Ma l'abbiamo superata, anche quando sembrava difficilissima.
Ma ora hai chiuso la porta. Anzi, no, hai chiuso il Portone. Nessuno mai ti ha influenzato nelle tue decisioni, eppure questa volta spero in qualche cattivo consiglio. Lo hai detto anche tu: di motivi non ce ne sono. Ma mi hai escluso dalla tua vita. Semplicemente, come se davvero, e non metaforicamente, avessi dato un bel giro di chiavi.
Le parole non scorrono più: le hai messe in congelatore, non le vuoi neanche spendere. Mi tieni a distanza, pur sapendo che non c'è bisogno, non c'è motivo, non c'è.
L'affetto per te mi impedisce di obbligarti a una spiegazione, perchè ho il massimo rispetto, come sempre, per le tue decisioni, anche sbagliate, come in questo caso. Sono qui in attesa, resterò tutto il tempo che serve, accanto a te, quando capirai che sono sempre io, che non mi sono mossa di un centimetro, e che questa chiusura non mi impedisce di volerti un mondo di bene.

mercoledì 7 aprile 2010

Nuove forze o appigli nuovi

Ci sono dei momenti in cui hai bisogno di una ciambella di salvataggio.
Ad un certo punto ti ritrovi in mare aperto e senti che sta per cambiare il tempo perchè l'acqua è diventata uno specchio metallico, ma non è ancora successo niente, e non sai come affrontare questo cambiamento, che incombe ma non è ancora arrivato. E ti stai affannando tanto a girare in tondo che sei stanca, e le braccia si muovono a caso, e le gambe sono pesanti, e inizi a sentire delle piccole scosse al cuore, di paura.
E' in quel momento che vorresti quel salvagente. Di solito vuoi quello che usi sempre, perchè sai che ti darà il sollievo che stai cercando.
Ma è successo qualcosa: quel salvagente non si può più usare, l'hai logorato talmente tanto che è inservibile. Oppure lo hanno usato, non per te, ma per una situazione di vero pericolo. Vorresti capire, spenderci un minimo di ragionamento, ma non puoi. Non c'è tempo, se non vuoi che ti scoppi il cuore. Non si può sempre analizzare tutto, è successo e basta. Qualcosa ha deciso al posto tuo, questo qualcosa ha deciso che così non si può più. E allora le alternative sono due: o chiedi un nuovo salvagente e starai attenta a non rovinare anche questo, o questi. Oppure nuoti.
Senza guardare in basso, però. Perchè l'acqua è fonda, e questo fondo non si vede. E fa paura.

martedì 30 marzo 2010

La nuova lottizzazione

Mi son voluta fare un po' del male, stamattina. Per motivi lavorativi ho vissuto poco i due giorni elettorali, che a Santo Stefano sono sempre uno spettacolo. E quindi ieri sera ho seguito lo spoglio on line, e stamattina ho acceso la tv, per vedere le reazioni, sviscerate in modi diversi, e sentire le opinioni dei protagonisti. Oltre a leggere gli aggiornamenti di stato del mio facebook.
Non ho capito due cose.
Tutti ringraziano: grazie per averci sostenuto (ed è la più normale delle reazioni). Ma anche: abbiamo perso, ma siamo contenti, grazie lo stesso. Pugili suonati distesi sul tappeto del ring mentre sputano due o tre denti, e ringraziano. Sì, Italiani, grazie per l'astensionismo, grazie per non avermi votato, ma tanto quei due o tre che dovevano entrare son entrati comunque, le poltroncine le abbiamo occupate, e poi è chiaro che anche loro hanno dei problemi, non li vedete? Son tutti divisi.
Intanto, dall'altra parte, i trenini non si son fermati da questa notte. E stamattina, oltre alla felicità, ricomincia a trasparire la solita arroganza: stia zitta, signora, lei mi sembra un po' confusa, disse Belpietro stamani. Siamo orgogliosissimi, siamo i più forti, siamo belli anche appena svegli, abbiamo denti bianchissimi. Quello che non vi diciamo è che quelli che hanno vinto davvero sono i leghisti, che sono nostri alleati, per l'amor di Dio, ma i piedi in testa, quelli, non se li fanno mettere. Quindi forse meglio aprire al PD, ma senza quella zanzara di Di Pietro.
E pensare a cosa sarebbe stato se il nome di Berlusconi fosse comparso in qualche angolo della scheda, perchè, come mi ha raccontato una presidente di seggio, ne han dovute annullare un buon numero con la sua preferenza. Come spiegarlo? Messaggi subliminari per le sciurette su Rete4?
Schermaglie neanche troppo violente, da romanzo di cappa e spada. La popolazione, come sempre, dopo essere servita allo scopo, torna nell'ombra.

mercoledì 24 marzo 2010

A me, e ai colleghi

Sono una giornalista professionista. Ho lavorato per la radio, la tv (locale, nazionale, pay), la web tv, la carta stampata, la carta virtuale. Le associazioni, di varia natura.
Non me la sto tirando: lo sto solo ricordando a me stessa. Perchè non bisogna perdere l'equilibrio quando ci sono persone che fanno di tutto per sminuire il tuo percorso, qualsiasi esso sia.

Ci sono momenti, come questo, in cui non sono più disposta a "guardare e passare". Questa che scrivo è la mia ultima amarezza, quindi.

Sono stata nominata direttora di un free press mensile, a ottobre. Una nomina che mi ha riempito di orgoglio e di responsabilità: potevo dimostrare il mio valore, potevo progettare qualcosa ex novo, potevo collaborare in team con altre persone e dare loro indicazioni.Un giornale da impostare da zero, tutto da leggere, tutto da correggere.
Perchè a livello locale ci sono notizie e informazioni che devi rendere interessanti e fluide, che non devono essere sfacciate marchette, che abbiano un senso compiuto in dieci righe e non in trecento, che non offendano nessuno.
Soprattutto che siano corrette: per il lettore, ed egoisticamente per me stessa, perchè con il poco pattuito non avrei neanche pagato la cancelleria del Tribunale, in caso di causa.

Ma. Eccolo, il problema. La redazione tutta sul mio computer, il conto delle parole, l'impaginazione, la riscrittura, pochi collaboratori (gratis, che disagio sentivo per loro), la pubblicità che manca, i fondi pure, e una fatica che inizia a tardare di essere ripagata. Un po' di pazienza, va bene, cerco di tollerare e di credere alle promesse: son tanto buona, no?
Poi le promesse iniziano a non essere mantenute e gli articoli ad essere saccheggiati per altre pubblicazioni, e nel frattempo nascono supplementi che vedo solo finiti, sotto la mia responsabilità. E' però quando iniziano a saltare appuntamenti con la parte editoriale, è quando si cerca di fare gli gnorri, è quando si sdrammatizza pietosamente cercando di far finire tutto a tarallucci e vino che la perdo, questa pazienza.

Siamo professionisti, ma non abbiamo tutele, finchè non troviamo il contratto della vita. Siamo un magma di sfruttati, sottopagati, sottovalutati. Dobbiamo aggrapparci quotidianamente a noi stessi per non essere travolti dallo sconforto, trovare soluzini professionali alternative. E anche quando cerchiamo di mantenere una certa etica ci sembra di nuotare controcorrente.
Controcorrente sia, le sfide ci esaltano, anche quando andiamo sott'acqua. Purchè non sia un'apnea troppo prolungata.

lunedì 22 marzo 2010

La coppia e il mercato

L'aspetto più bello del lavoro che mi sono sempre scelta è il contatto con tante persone. Sia che eserciti la mia professione, impresa abbastanza ardua in questi tempi, sia che mi dedichi al rapporto con il pubblico in genere.
Ora, io e il socio che mi sta accompagnando in questo marzo promozionale ne stiamo vedendo parecchia. E per superare i lunghi turni, i vuoti e i pieni, i tragitti in macchina sempre carichi di energia e ottimismo ci siamo inventati un giochino. Il giochino delle coppie.
Che novità, eh? Manco fossimo Sabina Ciuffini e Marco Predolin...e poi lui al Predolin non ci assomiglia manco di striscio, io con la Ciuffini ho in comune - quasi - il nome. Lasciamo perdere il paragone con Amanda Lear. Comunque.
Il gioco delle nostre coppie è più una valutazione sull'assortimento di quelle che ci vengono a trovare. Sorvolerei sulle reazioni di fronte al nuovo ritrovato tecnologico che io e Ale presentiamo (lui, gasatissimo al pensiero di giocare a 3D con la Play...o con la bava alla bocca pensando alle partite di calcio; lei, di solito, che già pensa alla morte dell'amore...e in effetti gli "occhialetti" rendono difficile pure un bacetto affettuoso), il nostro gioco è un simpatico giudizio a pelle, che scatta quando di fronte abbiamo tipi molto diversi: lei molto bella e lui molto brutto e viceversa, lui molto simpatico e lei molto poco o il contrario, lei molto sagace e lui un po' tonto e l'opposto.
Il gioco, ovviamente, non ci porta a nulla. Non compiliamo tabelle, non facciamo calcoli statistici, su questo, e non stimiamo di meno i nostri ospiti temporali. Se non altro, ci fa riflettere sulla nostra ricerca della felicità, che vorremmo totale, da sogno, perfetta il più possibile. Ma forse non è l'unico modo.
O forse, ognuno di noi ha insospettabili fette di mercato.

martedì 16 marzo 2010

La vita non è un film...eppure...

Sto frequentando assiduamente un cinema, in questo periodo, per lavoro. Più che un cinema, IL cinema, uno dei primi multisala della Provincia di Milano, l'Arcadia di Melzo.
Oggi pensarlo come un multisala fa quasi sorridere, perchè in confronto a certi mostri più recenti è piccolo, ha un negozio solo che vende libri e un bar che fa quasi esclusivamente pop corn. E poi ci siamo io e Alessandro per un special event.
Abbiamo fatto amicizia con tutti, in questo piccolo mondo fatto di ragazzi giovani e di adulti factotum. In una settimana abbiamo parlato con una quantità enorme di persone, che ci hanno dedicato il loro pre, o il loro post, cinema. E così, in alcuni momenti, abbiamo avuto di che parlare con più umanità contemporaneamente, per poi venire abbandonati di colpo a spettacoli iniziati.
Una fantastica alternanza di vuoti e di pieni. Di deserti e di sovraffollamenti. Di iperattività e di riposo. Splendida, e calzante, metafora della vita.