Non mi piace generalizzare, non mi piace giudicare, sto lontana da chi mi vuole mettere in guardia ma poi, quando vado a sbattere la fronte contro un'ipotetica e invisibile porta a vetri ecco che quasi quasi...
In ogni caso, i miei quattro lettori sono avvisati, il contenuto del post non proviene dalla batosta, ma dai consigli di un amico, uomo, che mi ha illuminato la via, più delle stelle che ho visto. L'amico, vero, oltre ad avermi aspettato con un manipolo di altri amici, genuini, al bar per un panino, domenica, mi ha poi reso edotta su come funzionano i rapporti interpersonali a trent'anni, dal punto di vista maschile. E devo dire che non si smette proprio mai di imparare...
Vedi, mia cara piccola ingenua, la cosa è molto semplice. Se tu vuoi continuare a fare la single impenitente vai tranquilla così, che vai bene. Sincera, spontanea, quello che vuoi. Se però vuoi un fidanzato (che parolone, ho pensato io. Più che altro mi basterebbe incontare una persona che ci tenga, ecco) devi cambiare atteggiamento. Eh mica puoi scoprire tutte le carte subito! E poi devi esigere: se vuoi un fidanzato devi farti trattare da fidanzata. In che senso, scusa? Devi assumerne il ruolo. Tipo, che ne so, in una parola...rompere i coglioni? Sì, proprio così.
Che illuminazione. Potrei dire alla mamma di stare tranquilla, se un giorno vorrò sposarmi adesso so come fare. A meno che un altro amico non voglia smentire, ma credo che questa visione da fidanzatina tradizionale sia molto veritiera (e pleonastica). Tanto poi per sfuggire c'è sempre l'amante.
lunedì 16 novembre 2009
domenica 15 novembre 2009
La femmina del baro
E' tutto un bluff. Altro che colta, intelligente, impegnata. Ma no, ma no, ma no.
Ieri sono stata all'Assemblea Regionale del PD. E avrei voluto essere a vedere i Tuttineri cantare quella che è una vera filosofia (Ka Mate, Ka Ora: è la morte, è la vita). Sono stata presentata ad un buon numero di persone quale la "direttrice del nostro giornale", e io ero lì tutta ridolini, quelli che emetto quando sono profondamente imbarazzata, tanto da dimenticare volti e facce quasi all'istante. E se non fosse stato per i commenti agli interventi della Bruna, al mio fianco, prima della Bindi ho rischiato sul serio di addormentarmi. Poi ho ascoltato la Rosy sfogliando D. E i due interventi che ho apprezzato di più sono stati quelli che avrei fatto anche io, sulle testimonianze dirette, concreti.
Ritornando da Lodi, in direzione della radio, e poi dalla radio alla mia piccola uscita serale, ho pensato molto di più ai km percorsi che a quest'assemblea, che mi è parsa bella quanto inutile. Come un cappotto con le maniche corte.
Sì, sì, sono proprio un bluff.
Ieri sono stata all'Assemblea Regionale del PD. E avrei voluto essere a vedere i Tuttineri cantare quella che è una vera filosofia (Ka Mate, Ka Ora: è la morte, è la vita). Sono stata presentata ad un buon numero di persone quale la "direttrice del nostro giornale", e io ero lì tutta ridolini, quelli che emetto quando sono profondamente imbarazzata, tanto da dimenticare volti e facce quasi all'istante. E se non fosse stato per i commenti agli interventi della Bruna, al mio fianco, prima della Bindi ho rischiato sul serio di addormentarmi. Poi ho ascoltato la Rosy sfogliando D. E i due interventi che ho apprezzato di più sono stati quelli che avrei fatto anche io, sulle testimonianze dirette, concreti.
Ritornando da Lodi, in direzione della radio, e poi dalla radio alla mia piccola uscita serale, ho pensato molto di più ai km percorsi che a quest'assemblea, che mi è parsa bella quanto inutile. Come un cappotto con le maniche corte.
Sì, sì, sono proprio un bluff.
sabato 14 novembre 2009
MAMMONE
E come al solito dopo aver visto un posto continuo a leggere di New York dappertutto. Non che prima giornali o riviste non scrivessero di quella città, perchè VERAMENTE è il centro del mondo. Ma ora, avendo ben vivo il ricordo del viaggio, mi attacco allo scritto di turno con curiosità quasi lasciva.
Ieri per esempio ho scoperto perchè Mel Gibson si trovava là: è venuto come me (vabbè: quasi come me) al concerto di Springsteen. Vedi, Mel, quante cose in comune? Il ristorante, i gusti musicali...se solo anche tu non avessi l'età di mio padre...passiamo oltre.
Oggi è stata la volta di un articolo dei cittadini che tornano a vivere a Manhattan e si sbarazzano delle auto, inutili. In città ci sono più taxi che altro. Vero. Notato subito. Beati loro che possono scegliere una fetta di Mela, ognuna così differente dall'altra...
Poi ho letto del processo al terrorista delle Torri Gemelle. E lì, più dello spazio vuoto mi ha colpito quella chiesetta, lì a due passi, che ha accolto, ristorato, fatto riposare, tutti quelli che con pazienza e amore e abnegazione hanno raccolto ogni pezzo di maceria e di vita di quella tragedia.
Ultimo della giornata - fino ad ora - un commento su un pezzo uscito sul NYT (ma dov'è quel maledetto palazzo? L'ho cercato disperatamente...) sugli uomini italiani, mummy overprotected. Titolo dell'articolo: mammone. Tesorino, stai con mamma tua che a Manhattan ci vado da sola, tranquillo. Del resto, la valigia me la faccio da me e ho scarrozzato in giro due fanciulli. Proprio vero che 'nomen omen'!
Ieri per esempio ho scoperto perchè Mel Gibson si trovava là: è venuto come me (vabbè: quasi come me) al concerto di Springsteen. Vedi, Mel, quante cose in comune? Il ristorante, i gusti musicali...se solo anche tu non avessi l'età di mio padre...passiamo oltre.
Oggi è stata la volta di un articolo dei cittadini che tornano a vivere a Manhattan e si sbarazzano delle auto, inutili. In città ci sono più taxi che altro. Vero. Notato subito. Beati loro che possono scegliere una fetta di Mela, ognuna così differente dall'altra...
Poi ho letto del processo al terrorista delle Torri Gemelle. E lì, più dello spazio vuoto mi ha colpito quella chiesetta, lì a due passi, che ha accolto, ristorato, fatto riposare, tutti quelli che con pazienza e amore e abnegazione hanno raccolto ogni pezzo di maceria e di vita di quella tragedia.
Ultimo della giornata - fino ad ora - un commento su un pezzo uscito sul NYT (ma dov'è quel maledetto palazzo? L'ho cercato disperatamente...) sugli uomini italiani, mummy overprotected. Titolo dell'articolo: mammone. Tesorino, stai con mamma tua che a Manhattan ci vado da sola, tranquillo. Del resto, la valigia me la faccio da me e ho scarrozzato in giro due fanciulli. Proprio vero che 'nomen omen'!
venerdì 13 novembre 2009
Have a NYC(e) day
Li culla dolcemente, migliaia e migliaia e migliaia. Li coccola, mentre li porta a correre nella loro città, con il bicchierone del caffè in mano, begli uomini e belle donne, bianchi e neri, formali e informali, attaccati perennemente al blackberry, al lavoro o a tenersi in forma al Central Park, ma sempre easy, with no drama. Laggiù, in metropolitana, arrivano, strisciano la loro MetroCard e si rilassano. Chiudono gli occhi, si appisolano là sotto il fiume e sotto i grattacieli. La mattina, come la sera, il dondolìo rende meno traumatico il risveglio, scioglie le tensioni della giornata al rientro, allevia le fatiche di noi, turisti stakanovisti che non ci vogliamo perdere nulla ma proprio nulla di questa città incredibile.
Tutto è da vedere, tutto da ammirare: ogni angolo di isolato, ogni grattacielo, ogni insegna di quello spettacolo di neon di Times Square. Ogni passo sul ponte di Brooklyn, ogni afroamericano in tutona o in rasta, ogni galleria di Soho, ogni portiere di Park Avenue, ogni boutique della Fifth, Mel Gibson che viene a cenare nel tuo stesso ristorante al Greenwich.
Ma la folla non lo permette, quella stessa folla che ti affascina, ti fa sentire al centro dell'universo. In un luogo dove tutto è possibile, se tieni il passo. Un luogo che ti offre tutto, tutto è lì, a portata di mano, raggiungibile. Brodway mi ha regalato Mamma Mia! a una spanna dal palco, con la buca dell'orchestra ai miei piedi. Il Madison Square Garden mi ha commosso con quello che penso sia il concerto più bello di Bruce cui abbia mai assistito (e lui, Sherry Darling, l'ha dedicata solo a me), il tramonto al Top of the Rock mi ha lasciato a bocca aperta, il sole della domenica al Central Park a braccia scoperte.
Difficile scegliere quello che mi è piaciuto di più: del resto, quando ti innamori ti colpiscono più cose, e l'unicità è composta da tanti piccoli e grandi particolari.
Tutto è da vedere, tutto da ammirare: ogni angolo di isolato, ogni grattacielo, ogni insegna di quello spettacolo di neon di Times Square. Ogni passo sul ponte di Brooklyn, ogni afroamericano in tutona o in rasta, ogni galleria di Soho, ogni portiere di Park Avenue, ogni boutique della Fifth, Mel Gibson che viene a cenare nel tuo stesso ristorante al Greenwich.
Ma la folla non lo permette, quella stessa folla che ti affascina, ti fa sentire al centro dell'universo. In un luogo dove tutto è possibile, se tieni il passo. Un luogo che ti offre tutto, tutto è lì, a portata di mano, raggiungibile. Brodway mi ha regalato Mamma Mia! a una spanna dal palco, con la buca dell'orchestra ai miei piedi. Il Madison Square Garden mi ha commosso con quello che penso sia il concerto più bello di Bruce cui abbia mai assistito (e lui, Sherry Darling, l'ha dedicata solo a me), il tramonto al Top of the Rock mi ha lasciato a bocca aperta, il sole della domenica al Central Park a braccia scoperte.
Difficile scegliere quello che mi è piaciuto di più: del resto, quando ti innamori ti colpiscono più cose, e l'unicità è composta da tanti piccoli e grandi particolari.
mercoledì 4 novembre 2009
Il viaggio
Dieci anni fa il mio primo volo mi portò dall'altra parte del mondo. Un viaggio deciso dalla fortuna, straordinario, per salutare il nuovo Millennio all'ombra dell'Opera House insieme alla sorellina. Due bambine a bocca aperta. Lo avevo conosciuto poco prima di andare via. Lo avevo ritrovato al mio ritorno.
Dopo dieci anni un altro volo mi farà attraversare un altro oceano per portarmi in America, per la prima volta. A New York tornerò ad essere quella ventenne stupefatta, sbalordita, anche se stavolta la fortuna non c'entra. Con me c'è lui. Ognuno scriverà un capitolo per sè, noi due ne scriveremo uno solo nostro; son cambiate molte cose, ma restiamo sempre presenti l'uno nella vita dell'altra.
Dopo dieci anni un altro volo mi farà attraversare un altro oceano per portarmi in America, per la prima volta. A New York tornerò ad essere quella ventenne stupefatta, sbalordita, anche se stavolta la fortuna non c'entra. Con me c'è lui. Ognuno scriverà un capitolo per sè, noi due ne scriveremo uno solo nostro; son cambiate molte cose, ma restiamo sempre presenti l'uno nella vita dell'altra.
lunedì 2 novembre 2009
Repulisti
Mattinata piovosa trascorsa straordinariamente a casa con entrambi i genitori. Straordinariamente abbiamo piazzato il babbo ai fornelli, mentre io e la mamma ci siam lanciate nella difficile e rischiosissima operazione della pulizia della zona-documenti. Che per noi significa aprire un intero armadio e, a reparti, buttare non solo vecchi estratti conto, ma anche vecchi cellulari con accessori annessi, occhiali, volantini, fascicoli di qualsiasi genere. Perchè entrambe conserviamo tutto il conservabile. Un lavoro immane.
Io ho una specie di caos organizzato, nella mia "anta". Tutto quello che mi riguarda finisce lì dentro, ma io so che è lì e lo trovo facilmente. Quando, come oggi, devo aprire buste ancora chiuse o riprendere in mano la famosa multa del semaforo o i volantini elettorali e i giornali di settore, finisce sempre che riammucchio tutto per tema e getto via ben poco. Lei invece sospira, chiude gli occhi e via, nel cestino. Quando mi ha passato una pila di cartoline ho avuto i brividi...ma ho ubbidito. Un po' meno con gli occhiali da sole, assolutamente no con i vecchi diari di scuola. Poi ci sono le sorprese: la comunicazione del viaggio vinto nel 1999 (dieci anni fa!!!!) laggiù dall'altra parte del mondo. E, anche, i registri del catechismo, attività serissimamente portata avanti per tre anni da me e la mia Cy.
Quei nomi, alcune di quelle piccole persone di allora le incontro anche oggi, spesso. E quando non penso a quel tempo ormai lontano, il pensiero è all'opposto. E' proprio vero che più cresci e meno senti le differenze con le generazioni a te prossime. Ed è anche vero che se sei sempre te stessa la distanza tra te catechista e te oggi non è poi così abissale.
Io ho una specie di caos organizzato, nella mia "anta". Tutto quello che mi riguarda finisce lì dentro, ma io so che è lì e lo trovo facilmente. Quando, come oggi, devo aprire buste ancora chiuse o riprendere in mano la famosa multa del semaforo o i volantini elettorali e i giornali di settore, finisce sempre che riammucchio tutto per tema e getto via ben poco. Lei invece sospira, chiude gli occhi e via, nel cestino. Quando mi ha passato una pila di cartoline ho avuto i brividi...ma ho ubbidito. Un po' meno con gli occhiali da sole, assolutamente no con i vecchi diari di scuola. Poi ci sono le sorprese: la comunicazione del viaggio vinto nel 1999 (dieci anni fa!!!!) laggiù dall'altra parte del mondo. E, anche, i registri del catechismo, attività serissimamente portata avanti per tre anni da me e la mia Cy.
Quei nomi, alcune di quelle piccole persone di allora le incontro anche oggi, spesso. E quando non penso a quel tempo ormai lontano, il pensiero è all'opposto. E' proprio vero che più cresci e meno senti le differenze con le generazioni a te prossime. Ed è anche vero che se sei sempre te stessa la distanza tra te catechista e te oggi non è poi così abissale.
domenica 1 novembre 2009
ypòkrisis: la simulazione
Odio l'ipocrisia. Insieme alla maleducazione, è la cosa che odio di più. L'ipocrita inganna gli altri, inganna soprattutto chi dovrebbe amare, ma prende in giro soprattutto se stesso. Preferisce un'apparenza comoda e tradizionale, approvata dalla massa, in cui si confonde. E poi lì, ben nascosti nel mucchio, si permettono di sentenziare e di fare l'esatto contrario.
L'ipocrisia è un danno sociale. Se non ci fosse, tutti si sentirebbero più liberi, più spensierati nel ricercare la propria felicità. E invece l'ipocrita ti colpisce proprio nelle tue debolezze, nelle tue insicurezze, ti fa sprecare un sacco di tempo e di energie sulla tua autostima.
Sono talmente tanti gli esempi che potrei fare che qualcuno a me molto vicino potrebbe tremare. Ma ho troppo rispetto per la vita degli altri (anche se spesso non è valso il viceversa) per star qui a sentenziare sui loro tradimenti, sulle loro "concessioni", sulle loro grandi e piccole disonestà.
Come diceva la nonna, come si dice in Calabria, ognuno di noi dovrebbe "farsi garbo". Evitare il giudizio, perchè la vita ci porta a percorrere strade imprevedibili, vicoli stretti, bivi difficili. Noi, soli con la propria coscienza.
L'ipocrisia è un danno sociale. Se non ci fosse, tutti si sentirebbero più liberi, più spensierati nel ricercare la propria felicità. E invece l'ipocrita ti colpisce proprio nelle tue debolezze, nelle tue insicurezze, ti fa sprecare un sacco di tempo e di energie sulla tua autostima.
Sono talmente tanti gli esempi che potrei fare che qualcuno a me molto vicino potrebbe tremare. Ma ho troppo rispetto per la vita degli altri (anche se spesso non è valso il viceversa) per star qui a sentenziare sui loro tradimenti, sulle loro "concessioni", sulle loro grandi e piccole disonestà.
Come diceva la nonna, come si dice in Calabria, ognuno di noi dovrebbe "farsi garbo". Evitare il giudizio, perchè la vita ci porta a percorrere strade imprevedibili, vicoli stretti, bivi difficili. Noi, soli con la propria coscienza.
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