domenica 1 novembre 2009

ypòkrisis: la simulazione

Odio l'ipocrisia. Insieme alla maleducazione, è la cosa che odio di più. L'ipocrita inganna gli altri, inganna soprattutto chi dovrebbe amare, ma prende in giro soprattutto se stesso. Preferisce un'apparenza comoda e tradizionale, approvata dalla massa, in cui si confonde. E poi lì, ben nascosti nel mucchio, si permettono di sentenziare e di fare l'esatto contrario.
L'ipocrisia è un danno sociale. Se non ci fosse, tutti si sentirebbero più liberi, più spensierati nel ricercare la propria felicità. E invece l'ipocrita ti colpisce proprio nelle tue debolezze, nelle tue insicurezze, ti fa sprecare un sacco di tempo e di energie sulla tua autostima.
Sono talmente tanti gli esempi che potrei fare che qualcuno a me molto vicino potrebbe tremare. Ma ho troppo rispetto per la vita degli altri (anche se spesso non è valso il viceversa) per star qui a sentenziare sui loro tradimenti, sulle loro "concessioni", sulle loro grandi e piccole disonestà.
Come diceva la nonna, come si dice in Calabria, ognuno di noi dovrebbe "farsi garbo". Evitare il giudizio, perchè la vita ci porta a percorrere strade imprevedibili, vicoli stretti, bivi difficili. Noi, soli con la propria coscienza.

giovedì 29 ottobre 2009

Coattismi

Ogni tanto anche la Polizia Municipale di Milano beneficia delle mie entrate. Non mi è bastato prendere un semaforo rosso a luglio, e così ieri mattina ne ho escogitata un'altra. Nuova.
Sveglia alle 4.40, scorribanda sulla A4 e parcheggio millimetrico, perfetto, in retro e con una sola manovra, sul controviale di Fulvio Testi, leggermente pressata da un'auto che incalzava, dopo un paio di giri a vuoto (a quell'ora!!). Peccato che, pare, ci fosse un passo carraio. Piccolo particolare che mi era sfuggito, arrivata a lavoro ad occhi semichiusi e uscita nella stessa condizione, verso mezzogiorno. Meravigliosa la mia camminata avanti e indietro sul marciapiede con le chiavi in mano, meraviglioso il mio rientro in ufficio con un sorriso ebete e una chiamata all'Ufficio Rimozioni. Drammatico il recupero: prima dietro Duomo a pagare le tre ore di "parcheggio" più care della mia vita, poi in un deposito pieno di erbacce, definitivamente addormentata dal lento dondolìo del tram.
Troppo stanca per arrabbiarmi e per costatare che l'ufficio del comando centrale era pieno solo di noi "coatti". Troppo anche per pensare alle 101,81€ volate fuori dal portafoglio in un percorso contorto che mi ha portato via altre tre ore.
Urge vacanza.

mercoledì 28 ottobre 2009

Attori e spettatori

Leonardo ha 20 anni. Tra due settimane entrerà a fare parte della compagnia del Teatro Stabile di Torino. Attore piacentino che per tre anni andrà ad abitare in una casetta in condivisione di Moncalieri, è stato scelto insieme ad altre 20 persone tra i 361 arrivati per la selezione.
L'ho incontrato ieri sera, alle Colonne di San Lorenzo, in un locale bianco, lui e altre ex colleghe, e i colori ce li abbiamo messi noi. Come sempre lui ascolta, come sempre ha quell'espressione mezza disinteressata, mezza distaccata, ma poi zac! la zampata ironica, con quel suo accento che fa subito sorridere. Poche parole e sottolinea il lato comico delle mie vicissitudini. Catartico...
Il Leo si merita questo successo perchè il suo è un sogno che si realizza, è un obiettivo che non ha mai perso di vista, perchè il palcoscenico è parte di lui. Lo guardo, e tutte le volte mi stupisco come questo ragazzone moro possa avere solo vent'anni. 20 anni e una consapevolezza di sè che a me sta maturando solo ora.

martedì 27 ottobre 2009

Andante con brio

"La verità è che non gli piaci abbastanza". Ormai per la mia amica Anna questa frase è diventata principio di vita. Basta esserne consapevoli, dunque: ci si libera dalle ansie, si prende coscienza e si guarda avanti, schiena dritta e sguardo fiero. Perchè capire che puoi contare, come sempre, solo su te stessa non ti trasforma nello zerbino di nessuno. Perchè realizzarlo ti rafforza, ti fa scivolare tutto addosso, ti fa sorridere, anche se forse un po' amaramente, ma ti rende splendente. Evidentemente a perderci sono proprio quelle persone che fanno fatica a tenere il nostro passo, e non il contrario.
Certo, il passo veloce a volte stanca. Rallentare e farsi raggiungere, concedersi una sosta, di tanto in tanto, sarebbe magnifico. Ma quando ti fermi e guardi indietro scopri che, siccome sei sempre tu quella che corri, non trovi nessuno. E sei lì lì per disperarti, o indispettirti. Ma poi guardi meglio. E lì, dietro l'angolo, c'è sempre chi non ti aspetti, o non ti aspetti più. Chi ti ha sempre voluto bene. Chi rappresenta per te il porto sicuro, che ti ascolta, e annuisce, e ti prende la mano. E di colpo torna la forza e la voglia di camminare a passo spedito, con energia rinnovata, grazie a quel legame che continua ad essere unico e indissolubile.

lunedì 26 ottobre 2009

Il sole esiste per tutti

Oggi è stata la mia domenica. Dormito fino a tardi, il pranzo con papà, un'ora e mezzo di sole in giardino, una lunga doccia meditata. E poi il lavoro, fingendo di andare ad un aperitivo, fino alla mezzanotte (aperitivo un po' lungo...).
Oggi mi sono goduta questa giornata, lentamente. Seduta sul marciapiede di sasso, con le lenzuola stese ad asciugare, un libro, il babbo nell'orto, due chiacchiere ogni tanto. Ho continuato, però, a pensare a quella povera donna che venerdì, a pochi metri dal mio giardino, ha deciso di buttarsi sotto il treno. Se venerdì ci fosse stato il sole, forse, non lo avrebbe fatto. Se uno dei suoi quattro figli l'avesse ascoltata di più, forse non lo avrebbe fatto. Se avesse chiesto aiuto. Alzato una mano. Pianto una volta in più. Ma forse, quando è arrivata ad ammettere anche a se stessa di aver un problema era già troppo tardi, le pareti intorno a lei erano troppo strette, non si vedeva più via d'uscita. L'ultimo, nel mio paese, l'ha pure studiato. Un piano agghiacciante. Un cric nuovo, dalla discesa a scatto, acquistato apposta per azionarlo di colpo sulla propria testa, dopo averla infilata sotto la macchina. Anche lui, da solo, con la sua disperazione, sul ciglio della strada. Senza sole. Come isole.
Io non voglio essere un'isola. Voglio continuare a tampinare e piagnucolare e lamentarmi con tutti e poi cercare soluzioni e sorridere e ridere, di nuovo.
Così Nakagawa (Una mano sulla Porta):
"E io penso a tutti gli uomini:
noi viviamo sostenendoci l'un l'altro.
E' come reggersi colle mani sulle spalle di chi è accanto.
Si ha bisogno perfino delle persone che danno fastidio".
Il sole esiste per tutti, dice Tiziano Ferro. Già.

domenica 25 ottobre 2009

Ti dico un segreto

Non so a che duo comico potrei fare riferimento, potrei paragonarli. Perchè il grande divertimento che provano entrambi è talmente alto che...non saprei. E il fatto che si divertano solo per se stessi, e non per far ridere gli altri, è unico.
Succede puntualmente ad ogni gol. Ogni volta che la squadra segna, non importa chi, non importa come, appena dopo il festeggiamento con l'autore, il Capitano attraversa di corsa il campo con quelle sue gambe possenti (con le quali "dribbla come Pelè") e salta in braccio a quel gigantone di Toldo e all'orecchio gli dice...chissà. E l'altro pure, dice la sua all'orecchio di Javier che scappa via di nuovo. Lo spettacolo sono le loro facce: finte serie, un sorriso malcelato da marachella che restituisce a questi due seri professionisti la loro dimensione di compagni e di ragazzi (anche se un po' cresciutelli) che si divertono giocando insieme, che mi fa sempre ripensare che il calcio dovrebbe essere così, divertimento.
Fino allo scorso anno a questo giochetto partecipava anche Crespo: in tre si trovavano a bordo panchina e si scambiavano "il segreto". E se uno di loro si trovava in tribuna scattava l'occhiata. Spassosissimo.
E poi, chissà che si dicono? Una barzelletta a puntate? Un fantacalcio sui propri compagni? Li prendono in giro? Secondo me non lo confesseranno mai.

lunedì 19 ottobre 2009

Carrambate

Ci sono gesti che, quando li ricevi inaspettatamente, hanno il potere di dare una svolta alla giornata.
Prendiamo ieri. Sonnolenta domenica senza il calcio che conta, con sveglia moooolto vicina a mezzogiorno, pranzo tutti insieme e pomeriggio lento aspettando il turno serale alla radio. Escono tutti, di casa, e resto da sola in pigiama con il gattone che sonnecchia di fianco, appoggiato alla gamba.
Poi, la sorpresa. Mi chiama il mio amico Stefano che dalla Brianza "casualmente" si trova dalle parti di Magenta. A differenza mia, se a lui capitano domeniche sonnolente è più svelto e le semina (e dire che ieri mattina si era già sparato una garetta di corsa a Carate Brianza di soli 17 km...le semina proprio!). Ed eccomi vestita in un batter d'occhio e insieme in quella che è diventata la mia gelateria preferita, con il naso in sù al cielo azzurro e la montagna di chiacchiere che ha riempito un'ora in un baleno. E quel misto di confidenza ed estraneità che accomuna sempre di più le persone che si vedono molto poco ma che si tengono in contatto in altri modi, e si raccontano pezzi di vita a volte fin troppo sinceri. Un grado di conoscenza diverso dagli altri, tutto da classificare, ma che non ha bisogno di maschere, di atteggiamenti, di ruoli da rispettare.